La pittura incontra la poesia: Alice Pasquini omaggia Alfonso Gatto

Lei è una street artist di fama internazionale. Lui è il poeta che ha reso la propria città “rima d’eterno“. Il luogo è Salerno, ed in particolare la scalinata dei Mutilati dove Alice Pasquini, artista romana, ha voluto rendere omaggio ad Alfonso Gatto con un’opera pittorica, un murales affascinante e di grande impatto visivo.

Un’iniziativa fortemente voluta da Filippo Trotta, presidente della Fondazione Alfonso Gatto, che ci ha raccontato come è riuscito a dare forma alle parole.

La prima domanda è d’obbligo: come nasce questa iniziativa? 

Nasce da un’idea lanciata in occasione di una conferenza stampa, durante la quale si parlò di un omaggio permanente dedicato a Gatto. Chi propose una statua, un monumento, chi una lapide. Noi immaginammo un segno diverso, un omaggio ad un uomo che non amava i monumenti. C’è una bellissima poesia intitolata “Un consiglio” raccolta nel ” Sigaro di fuoco” e poi nel “Vaporetto – poesie per bambini di ogni età” che recita:” sbagliate soltanto da voi // come i cavalli come i buoi // come i gatti i pesci i serpenti // che non hanno monumenti // e non sanno mai la storia ” chi vive è senza gloria. Ecco noi siamo partiti da questi versi.

Quali difficoltà avete incontrato durante la realizzazione di questo progetto?

Devo dire pochi. E’ stato immediatamente apprezzato da Alice Pasquini, che ha sposato la nostra causa. In tempi abbastanza rapidi abbiamo trovato piccoli contributi da privati  per coprire le spese. Le uniche difficoltà le abbiamo avute soltanto dopo la chiusura dei lavori, è difficile comunicare che si tratta di  un progetto culturale e non una speculazione e che non è stato speso danaro pubblico, anzi è costato pochissimo, grazie soprattutto alla disponibilità degli artisti. Il salernitano GreenPino, tengo a precisare, ha lavorato gratuitamente per sette giorni piegato sui gradini.

Giorgio Caproni a Livorno, Umberto Saba a Trieste e da noi Alfonso Gatto: nel nostro paese stiamo assistendo ad un proliferare di iniziative che celebrano il sommo poeta cittadino. Stiamo assistendo ad una rivalutazione delle nostre radici culturali o è semplicemente una pura rivendicazione campanilistica?

Non conosco i casi di Livorno e Trieste posso parlare in senso generale focalizzandomi sulla nostra esperienza. Sicuramente c’è un tentativo di ricostruzione e di radicamento, una riscoperta o come dice lei una  rivendicazione campanilistica; spero però con tutto il cuore,  che il motivo che spinge ad elevare “monumenti” o a compiere opere in nome dei poeti sia un atto di riconoscenza.  Difficilmente c’è una forma d’arte così onesta come la poesia, innanzitutto per chi la pratica e poi per chi la riceve. La poesia a differenza di altre manifestazioni parla sempre alla parte migliore di noi, difficilmente è offensiva. Oggi il pubblico è abituato a non capire ciò che vede o legge, il mondo dell’arte si è caricato di una serie di simboli volutamente incomprensibili, paga per le offese che riceve, citando ancora Gatto. La poesia invece nel suo candore, mantiene la promessa di conoscenza, quando è vera poesia. Per concludere credo che queste iniziative dedicate ai poeti esistono perché i poeti sono dei modelli di onestà e di conoscenza. Merce rara.

Mentre, ad esempio, Caproni e Saba hanno uno stile più diretto, semplice ed immediato, Gatto invece è spesso più ostico e meno comprensibile. Come spieghi, allora, il suo successo anche tra le giovani generazioni?

E’ una domanda complessa. E le rispondo con una domanda. Lei crede che la vita sia semplice? Perché dovrebbe esserlo la poesia. Mi ripeto la poesia che parla a pochi non mantiene quella promessa di conoscenza per la quale nasce. E quindi io non credo affatto che Gatto sia un poeta ostico. Alfonso Gatto in tantissime liriche ha uno stile diretto ed immediato, basti pensare alle bellissime poesie per l’infanzia,molte di esse comparse sulle riviste clandestine durante la Seconda Guerra mondiale, oppure basti pensare alle liriche della Resistenza de ” Il capo sulla neve” poesie altissime e popolari nel contempo. Alfonso Gatto a differenza dei suoi contemporanei, e parlo di Ungaretti, Montale, Quasimodo, aveva trovato una sua voce particolare, un verso che diventava quasi cantabile. Ecco la “cantabilità” di Gatto è sicuramente la sua veste più popolare. Inoltre Alfonso Gatto, chi l’ha conosciuto o chi ne ha approfondito la biografia, sa bene che era un intellettuale moderno; nel corso della sua vita ha scritto di ciclismo, di calcio, ha avuto rubriche di corrispondenza, è stato critico d’arte, di architettura, televisione, cinema… è stato attore. La sua vita è stata la poesia più bella e forse questo piace molto ai giovani.

Avete in cantiere altre iniziative? Ce ne puoi parlare?

Abbiamo in cantiere decine di iniziative. Ne dirò tre:

1)Erasmus+: Progetto europeo per dare opportunità a giovani autori di fare un’esperienza all’interno di meeting internazionali di poesia, con tre partner europei. Si parte in primavera.

2)Laboratori con Francesco di Bella sulla scrittura del testo musicale e con Roberto de Gaudio che metterà in scena l’unico testo teatrale di Gatto in un laboratorio di sei mesi. Stiamo pianificando i periodi.

3) Un meeting internazionale di poesia per inizio giugno che vedrà l’intervento di 200 operatori da tutto il mondo.

 Le iniziative promosse dalla Fondazione Alfonso Gatto potete seguirle anche sulla pagina Facebook.

Foto di Emanuela Ciliento


Sono nato negli anni 60. Non essendo ancora stati inventati i videogiochi ed i telefoni cellulari e dal momento che la Tv aveva solo un canale e con una limitata offerta di spettacoli, l’unico modo per combattere la noia è stata la lettura. Già, dimenticavo, nessuno mi chiamava per giocare a pallone perché ero troppo scarso. Il primo libro che ho letto e di cui abbia memoria è stato “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Da quel giorno l’avrò riletto circa 18 volte. Sono poi diventato un lettore ossessivo compulsivo. Le ultime pagine di un libro che mi appassiona, o che mi lascia indifferente, (perché esistono anche quelli), sono sempre accompagnate da un unico pensiero: cosa leggerò dopo? Preferisco gli autori di lingua inglese del novecento, americani ed inglesi in particolar modo. La morte di D.F. Wallace mi ha colpito come un tifoso della Juventus è stato colpito dalla morte di Gaetano Scirea. Ora vi lascio, c’è un capitolo di un nuovo romanzo che ho lasciato a metà.

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