supergirl

L’autobus manovra nervoso, a scatti, sfastidiato come il conducente, quindici anni di servizio e un’emicrania da levare il sonno. Due giorni e tre notti di mal di testa e di veglia, ogni rumore un chiodo infilato di traverso nel cervello, come le spade dei maghi del circo e come gli spilli da sarta di sua madre buonanima nel cuscinetto bordò sulla macchina da cucire. O per cucire? Le preposizioni, queste sconosciute…
anche la mamma soffriva di questi mal di capo devastanti, che nessuna medicina sapeva alleviare, solo trenta gocce di novalgina in una tazzina da caffè marrò fuori bianca dentro e il buio assoluto in casa. Buio e silenzio, dentro casa e dentro la mente, chè in lui bambino quei mal di testa erano l’anticipo di morte, funerale e orfanotrofio e allora bisognava impedirsi anche di pensare, tanta la paura di suggerire qualcosa al destino.
Ora anche lui ha i cinquant’anni e i mal di testa di sua madre, e gli occhi infossati e il sorriso spento di suo padre, di cui nient’altro sa ricordare.
E ha un lavoro, puzzolente e odioso ma da tenersi stretto, in tempi di crisi e ristrutturazioni aziendali basta niente perchè “indeterminato” diventi “cassintegrato”, “mobilizzato”, “disoccupato” “fottuto, fregato, fregato”. Erano belli i cccp da giovane. Bei tempi.
E così ancora oggi silenzio, nessun accenno a mal di testa, giorni di malattia, sorriso spento e disponibilità al cambio turno, allo straordinario e al lavoro festivo. Su e giù a trasportare stronzi.
Mutismo e rassegnazione come al militare, militare che ai tempi si era saputo evitare, obiettore di coscienza in servizio civile, rifiuto della violenza e delle armi e quelle robe lì. Ppùù!!!
E ora a bestemmiare che magari una raccomandazione per fare lo sbirro l’avrebbe pure trovata. Invece nada, niet, nisba.
Precario a vita, in bilico, e nemmeno il lusso di lamentarsi, che gli altri, i compari suoi, stanno messi peggio, tirano a giornata come i padri e i nonni prima di loro, lavoro e circolo e tabacchino. Tutta la vita fino all’infarto. O all’ictùs. O alla cirrosi.

“sempre meglio che fare lo sbirro” – sorride fra sè mentre finisce la manovra.

In quella sente il casino, urla pianti e colpi sulla fiancata.
Freno a mano. Due parole, la seconda è “can”. Mezzo veneto, l’autista. Gli occhi rossi dal mal di testa, un salto ed è fuori, un gruppo di ragazzi che parlano tutti insieme:

largo! Che cazzo fate? Fatemi passare! Che cazzo è successo?

ma come guidi stronzo?
Le ha rotto le gambe!
Sotto il pulmàn!
Vedi che l’hanno spinta.
No è caduta…

caos. Un caos luccicante che diventa tutto rosso poi bianco, poi nero.
Ambulanze. Due. Dissolvenza.

Nicò, Rafaè e un pezzo di serraglio guardano il tg locale per smaltire il thc e la birra più schifosa di Barcellona che qua la vendono al discount a ottocentolire la bottiglia.
Il cronista, riporto bianco, occhiali e gozzo su collo da gallina ricorda chissà perchè quattrocchi dei puffi.
Ogni volta che fa una pausa uno del gruppo d’ascolto fa “GHIIUUP!!” per sottolineare il fatto. Sono quattro mesi che è in video, la cosa fa ancora ridere.

questo qua con questa faccia l’ha sicuro messo lì zio prete.
Sicuro. L’altro invece, quello sportivo, è quota cgil. L’ho visto al comizio di chiusura.
Si figghjoli, quello lo conosco, stava a giurisprudenza. Mo che finisco pure io lo dico allo zio di Maria, la mia Zzita, ca mi sistema puru a mija.

Ghiup sta raccontando l’incidente della mattina, dell’autobus in manovra che è passato sulle gambe di una studentessa alla fermata.

il conducente, il cinquantenne Gimbellìn, è stato colto da malore e accompagnato in ospedale insieme alla ragazza.

Rafaè sorride, Nicò parla:

ghhiuup! noi eravamo là. Alla fermata devi combattere col cacciavite se vuoi salire e arrivare a casa a un orario decente. C’è sempre gente giù dal marciapiedi ed è sicuro che prima o poi qualcuno vada sotto le ruote. Questa è figlia a cristo che è ancora viva.

Rafaè continua e fa il verso a Ghiup:

il cinquantenne preso da rimorso è stato colto da malore. L’hai visto l’autista?
Si, Jonah Jameson.
Preciso. Quello che ha buttato fuori il vecchio senza biglietto, lui e il bastone.
E che per non soccorrere l’altro pulmann in panne ha deviato il percorso.
Nessun rimorso. Escluso. È solo che gli ha ceduto il cuore, al vecchio Jonah.
Ghhiuuup! Morale della favola: è colpa del comune e dell’azienda di trasporti. Innocente l’autista, innocente la ragazza. Innocenti le assicurazioni, vedrai.
Ma l’hai guardata la ragazza dopo l’incidente?
No, Rafaè, mi era caduta una cosa per terra e la stavo cercando.
L’hai trovata?
Si, accendila tu.

Due boccate, sbuffo.

avresti dovuto. I piedi erano scomparsi, erano diventati un unico blocco cilindrico con le gambe. Due tubi. Ti ricordi Nanà Supergirl? Quella del cartone animato?

Un secondo per mettere a fuoco, poi risate convulse. Cose da delta9.
Immancabile Lobaloba: – o figghijoli, fate veramente schifo, non tenete pietà di nuddu.

è anche peggio, Matteo, anche peggio. Oh, dì al compagno tuo se esce dal cesso, che la dentro ci può pure morire.

Dopo un paio di mesi, l’autista riprenderà il suo lavoro e il suo turno di bestemmie. Nanà Supergirl, invece, manco a dirlo, non prenderà una lira dall’assicurazione per “responsabilità personale diretta nella dinamica del sinistro”. Viva l’italia.

Nico, come quello di Steven Seagal o come quella dei Velvet Underground? Quasi quarant'anni, legge, scrive, disegna, mangia e beve tutto quello che può. Crede profondamenre in quello che dice Michele Serra citando Freak Antoni che parafrasa Allen Ginsberg: "Le migliori menti della mia generazione - dicono - sono state distrutte dalla politica e dalla droga. Ma non è vero. Le migliori menti della mia generazione sono state distrutte dal professionismo". Pertanto, non si è mai professionalizzato: né nella chitarra (non so suonare ma suono lo stesso, punk in not dead), né in nessuna delle sue passioni. Se potesse salvare un solo libro e uno soltanto salverebbe "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov. Potendoci mettere un fumetto vicino salverebbe "Watchman" di Alan Moore. Ci sarebbero anche un film e un disco, ma questa è un'altra storia. Parla di se in terza persona come i bambini dell'asilo. Per sua fortuna ha una moglie che lo migliora molto e che ama tanto, e una meraviglia di figlia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*