Madri, comunque

Madri, comunque - Serena Marchi - Fandango libri

Niente contiene più stereotipi della maternità. E ne hai laconferma quando diventi mamma. Tutti ti dicono che è la cosa più bella che potesse capitarti, ora sei una donna completa, felice, forte, devi comportarti così, meglio fare in questo modo, meglio nell’altro. Come dicono loro. Perché si fa così, da sempre. C’è chi questa nuova condizione la veste a pennello. E allora sì, tutto vero. Finalmente. Ma c’è anche chi, invece, lì dentro fa fatica a muoversi e si sente da subito inadeguata. Però fai finta di nulla, per non sembrare pazza, squilibrata, fuori dal gruppo. E allora, fingi. Fingi, perché avresti un modo tutto tuo di comportarti, con tuo figlio. Che senti dentro, da dove non sai, ma c’è, e ti parla. Senti, che tipo di mamma sei, tu, anche se non è esattamentequello che dicono gli altri. E i loro consigli, lefrasi fatte, il perbenismo imperante, oltre che starti stretto, ti dà fastidio. Reciti, scegli una parte e segui il copione. Ti adegui. Così sorridi, a chi da te si aspetta un sorriso. Rispondi Bene, a chi ti chiede retoricamente Come va. Ringrazi chi regala l’ennesimo giochino al nuovo nato, e non porta un pensiero per te. Tante sanno di cosa si tratta. Poche ne parlano. Tutte dicono essere un sogno, nessuna ammette che avolte è un incubo. Perché o la maternità è bella o diventa tabù. Non sono concessi giudizi negativi, non è concesso dire che è fatica, sacrificio, stanchezza, dolore, a volte disperazione. No, vietato. Da quando sono mamma, ho iniziato a guardarmi attorno, a osservare le mamme in modo diverso. Ho capito che facciamo parte di un mondo dove sì, c’è tanto entusiasmo, tanta felicità, ma ci sono anche lati intoccabili, inviolabili, oscuri, che non si dicono. Perché no. Ho esplorato, piano piano, l’universo della maternità attraverso le sue protagoniste. Le madri. Donne che si sentono madri fin da bambine e donne che lo diventano con calma, col passare dei mesi. Ragazze che decidono di non diventarlo mai o che non vedono l’ora di esserlo. Uomini materni, madri di figli naturali edi figli adottivi, madri in affido e donne che fanno diventar madri, madri violente e madri ferite a morte, donne disposte a tutto e donne che decidono di abortire. Donne della porta accanto che fanno i miracoli nella vita frenetica di tutti i giorni e donne manager, madri sostenitrici di ogni scelta dei figli e adolescenti che si trovano un pargolo tra le braccia. Madri, comunque. Ognuna a proprio modo entra a far parte di un universo dove i termini giusto e sbagliato lasciano il tempo che trovano, dove le convenzioni sociali, le opinioni degli altri e soprattutto i giudizi dovrebbero solo starne fuori. Fosse facile. Non lo è per niente, facile. Perché quando si parla di madri, si parla di figli e si parla di vita. E la vita è come una funzione matematica, piena di variabili soggettive, non risolvibile con un’unicaformula: ce n’è una per ogni essere umano, quindi una diversa dall’altra. Meno male. Le testimonianze di questo libro descrivono alcuni modi di essere madri, sicuramente non tutti. Perché sarebbe impossibile racchiudere in un centinaio di pagine tutti i percorsi possibili, e quindi tutte le conquiste, della maternità. Perché ognuna è una madre diversa dall’altra.

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In uscita giovedì 26 febbraio

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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