Siamo tutti principianti

Questo post mi girava in testa da un po’. Prima non avevo avuto il tempo di scriverlo, poi me ne era del tutto passata la voglia. Poi ho visto un film, ho letto un articolo di giornale ed ho pensato che fosse giunto il momento di scrivere di Raymond Carver.

Il film che ho visto è Birdman, il capolavoro di Alejandro González Iñárritu candidato all’Oscar. L’articolo, invece, è la “La droga dello scrittore” di Alessandro Piperno uscito su La Lettura, l’inserto domenicale del Corriere della Sera.

Come si legano Birdman e l’articolo di Piperno a Carver? Adesso ve lo spiego.

Iniziamo dalla trama del film: Riggan Thompson, un attore che in passato ha raggiunto la celebrità vestendo i panni di un supereroe mascherato, Bidman, decide di rilanciare la propria carriera calcando le scene di un teatro di Broadway con un riadattamento del racconto che dà il nome alla seconda raccolta di racconti di Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore.

Forse non tutti lo sanno, ma Carver non aveva scelto questo titolo per il suo racconto. Anzi, forse sarebbe più corretto dire che se fosse stato per lui, di sicuro non si sarebbe intitolato così. L’8 luglio 1980, Carver scrive una lettera al suo editor, Gordon Lish, chiedendogli di sospendere la pubblicazione della sua nuova raccolta di racconti. A indurlo a rinunciare alla pubblicazione, è l’opera di revisione del volume fatta da Lish: l’editor, infatti, non solo ha modificato buona parte dei racconti, ma a molti di essi ha cambiato anche il titolo. Tra questi, c’è anche Principianti, che dava anche il titolo all’intera raccolta, e che è stato trasformato in Di cosa parliamo quando parliamo d’amore.

Come gli amanti di Carver potranno immaginare, ad avere la meglio tra i due è stato Gordon Lish. La raccolta fu pubblicata nel 1981 con il titolo scelto dall’editor, e non solo. Tutti coloro i quali hanno letto il volume negli anni a venire, lo hanno fatto nell’inconsapevolezza di leggere una versione rimaneggiata dei racconti, che non rispecchiava appieno la volontà e lo stile del suo stesso autore. La raccolta Di cosa parliamo quando parliamo d’amore è edita in Italia da minimum fax, ma nel 2009 la casa editrice Einaudi ha deciso di pubblicare la versione originale dei racconti, restituendole il suo titolo originale, Principianti, e accompagnandola con il carteggio tra Raymond Carver e Gordon Lish, dal quale si evince quanto l’autore si sia sentito “violentato” dal lavoro del suo editor.

Oggi, a chiusura del suo articolo, Alessandro Piperno ha scritto: “Gli autori pensano che gli editor siano degli scrittori falliti. Per i lettori, invece, sono machiavellici seduttori da cui guardarsi. Le case editrici preferiscono investire i pochi spicci a disposizione su altre figure professionali. In un sistema virtuoso l’editor dovrebbe occupare un ruolo al vertice della gerarchia editoriale, non come avviene oggi, alla base. Il grande editor è un professionista autorevole, di cui lo scrittore ha timore reverenziale. L’editor dei miei sogni è un tipo che ha resistito alla tentazione di scrivere per eccesso di amore della letteratura. Un chirurgo esigente e implacabile. Un teppista che non vede l’ora di menare le mani. Un artigiano con il gusto della miniatura. Un saggio, un solitario con una visione panoramica del testo e della vita”.

Sebbene sia convinta che uno sguardo esterno offra degli spunti che, in alcuni casi, possono migliorare un’opera letteraria, non credo che un editor abbia il diritto di snaturare un’opera così come ha fatto Lish con i racconti di Caver. L’intervento dell’editor ha motivo di esistere solo nel momento in cui l’autore dell’opera lo condivide, o almeno, io sono convinta di ciò. Se ancora non lo avete fatto, vi invito a leggere Principianti, perché è in questa edizione che è possibile scorgere il vero intento e tutto il talento del suo autore.

Sono rimasto alla finestra, in attesa. Sapevo che dovevo star lì fermo, ancora per un po’, continuare a puntare lo sguardo là fuori, oltre la casa, fintanto che c’era ancora qualcosa da vedere”.

E a chi si domanda ancora di cosa parliamo quando parliamo di amore, mi sento di rispondere che, in fondo, siamo tutti principianti.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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