Stalking e amore: intervista a Sabrina Rondinelli

Sabrina Rondinelli

Sabrina Rondinelli

Il 14 febbraio, san Valentino, è universalmente ricordato come il giorno degli innamorati. Di “amore” sono pieni i cartelloni pubblicitari, i negozi, le pasticcerie, i fiorai e tutto ciò che fattura fiscalmente. Dietro a queste manifestazioni più o meno veritiere, più o meno stereotipate, ci sono spesso amnesie di contenuto che tralasciano un particolare fondamentale: comprendere che cosa sia l’amore, oggi. Per provare a capirlo, non avendo la sfera di cristallo o la certezza di un amore che parli alle nostre vite, proviamo a raccontare ciò che “amore non è”, ragionando per negazione e sottrazione.

In questo percorso, ci facciamo aiutare da Sabrina Rondinelli, insegnante, autrice de Il contrario dell’amore, edito da Indiana.

Partiamo dal titolo: di solito si usa “definire” l’amore partendo da un’affermazione. Invece tu parti da quella che potremmo definire la sua negazione. Perché questa scelta di narrare il contrario dell’amore?

Perché gli stalker quando perseguitano le loro vittime non fanno che ripetere che il loro è un amore folle, un grande amore, e che fanno ciò che fanno perché sono innamorati, perché amano: questa è la più grande menzogna, il più grande tranello in cui una donna può cadere perché se tu gli credi non ti salvi, e non ti salvi perché ti fai prendere dai sensi di colpa, perché non riconosci la violenza, quella violenza travestita da amore. Per questo ho intitolato il libro Il contrario dell’amore per rendere chiarissimo il messaggio che chi fa stalking non è assolutamente innamorato. È innamorato più di se stesso che non di chi perseguiti.

Sono sempre molto curiosa quando all’inizio trovo qualche dedica, citazione. Tu dedichi il libro a un uomo, tuo padre, e specifichi che ti ha insegnato il concetto di amore legato al rispetto.

Mio padre è morto quando avevo sedici anni, però ricordo quello che mi ha insegnato. Quando ero adolescente e scoprivo l’amore, magari mi lasciavo trascinare in storie per cui non valeva la pena e lui mi ha sempre messa in guarda dicendomi: «mi raccomando, fatti rispettare, se chi tu ami non ti rispetta allora non ne vale la pena». Sono quelle cose che ti segnano per tutta la vita. E dal momento che chi fa stalking non rispetta assolutamente l’altra persona, non rispetta gli spazi e i no dell’altra persona, ho citato mio padre perché lui per primo mi ha insegnato a riconoscere questa violenza.

La storia principale porta in sé tanti corollari: la genitorialità, il contesto familiare di origine, le problematiche del lavoro: è una storia corale. Lo hai scelto a priori, è arrivata nel corso della scrittura testo o è un tuo punto di vista? Dalle storie emerge il profilo di tante piccole vite.

Il mio metodo di lavoro come scrittrice non è “sedermi e scrivere inseguendo quello che viene”, l’ispirazione, non ho mai provato a scrivere in questo modo. Alcuni miei colleghi scrittori mi hanno detto che scrivono così e deve essere bellissimo lasciarsi trascinare; io invece inizio a scrivere il romanzo solo quando conosco benissimo i personaggi e so in quale direzione vanno gli eventi principali. Tutte le storie raccontate all’interno del romanzo sono nate nel mio lavoro di progettazione del romanzo perché se io avessi raccontato soltanto la storia di Eva e dello stalker, il romanzo sarebbe stato pesante e angosciante; invece ho provato ad alleggerire e arricchire la storia principale per risonanza, raccontando altre storie che completano quella principale. Lo stalking, il contrario dell’amore, interrogano anche su quello che potrebbe essere amore. Un altro tema importante che lega tutti i protagonisti del romanzo è la solitudine. Tutte queste piccole storie insieme rafforzano le tematiche del romanzo. Tutti i personaggi concorrono alla presa di coscienza di Eva, che un poco alla volta riflette su quello che sta cercando, sull’amore che sta cercando, contribuendo in maniera importante al suo percorso.

Quella di Nina è una delle tante storie narrate. Tu vivi tutti i giorni con i bambini: come consideri che i bambini vivano le situazioni di disagio familiare, psicologico? Come reagiscono dinanzi alle problematiche degli adulti?

A scuola vedo tanti bambini in difficoltà perché le famiglie sono in difficoltà. Quelle che ammiro di più sono le madri che prendono su di sé il carico di tutto e nei colloqui con i genitori sono molto più presenti le madri, donne straordinarie che nonostante gli ostacoli e i problemi della vita si fanno in quattro per i figli e combattono cercando di conciliare l’educazione dei figli, il lavoro, ogni aspetto della vita familiare. I bambini spesso fanno le spese di tutto ciò: alcuni hanno delle risorse personali e resistono, altri fanno più fatica e vanno supportati. Io come insegnante cerco di fare il massimo tutti i giorni.

Nel libro parli di realtà virtuali, degli incontri nelle chat. Perché secondo te la gente sempre più frequentemente sembra aver perso il gusto di conoscersi di persona, affidandosi piuttosto alla mediazione di una chat?

Molto realisticamente penso che la chat sia più pratica e veloce. Se stasera volessi conoscere un uomo e andassi in un locale, diventerebbe più difficile – soprattutto dopo una certa età – incontrare delle persone, conoscerle nei luoghi comuni di aggregazione. Avendo meno tempo, lavorando tutti i giorni tante ore al giorno, è molto più veloce e pratico conoscere persone sulle chat. In rete, poi, è più facile nascondere la proprie debolezze, le insicurezze e mostrare il meglio di se stessi. Ma proprio questo aspetto può diventare una trappola.

Stalking: perché?

Perché non si regge la frustrazione del no. Quando le donne vengono respinte spesso cadono in depressione, ma gli uomini diventano violenti, non accettano, non reggono la frustrazione del no. Ci sono molte sfumature in questi atteggiamenti: spesso gli stalker sono persone borderline o con problemi psichici. Ho deciso di scrivere questo romanzo dopo aver vissuto questa esperienza: consiglio sempre la denuncia perché solo così si riesce ad arginarla. Queste esperienze sono come una spada di Damocle e più si è soli più si è attaccabili, ed è una sensazione terribile. Più si cerca di tenere la situazione sotto controllo affrontando da sola ogni cosa, più emerge fuori prepotentemente il senso di impotenza perché l’altra persona si approfitta della fragilità.

Dopo aver indagato il contrario dell’amore, che cosa è per te l’amore?

Non possiamo sperare nel principe azzurro o nel supereroe, non esistono, ma esistono degli uomini normalissimi, con tutti i loro difetti, le loro fragilità, che però sanno riconoscere che la donna che hanno accanto è la donna giusta: quello è il vero amore, quello che supera gli ostacoli, che non si ferma davanti agli ostacoli.

 

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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