Folgore!

Tre evasioni, lunghi anni trascorsi a vivere, meglio a sopravvivere, nei porti e nei mercati di Palestina, un  lungo viaggio in nave come clandestino, ma soprattutto il ricordo, vivo ed incancellabile della “grande battaglia”. Quella combattuta dOLYMPUS DIGITAL CAMERAinanzi uno sperduto villaggio d’Egitto: El Alamein. Elementi che solitamente si ritrovano in un romanzo d’avventura e che questa volta, invece, sono brandelli di storia vissuta. Tessere di un mosaico che finisce poi per disegnare il volto della Storia. Quella con la S maiuscola, fatta di date e grandi nomi da ricordare.

Alla base de “Il Folgorino” –ed. Vertigo, 13 euro- c’è un diario, quello buttato giù in maniera episodica ed istintiva dal caporal maggiore, poi sergente per merito di guerra, Gabriele Carbone, uno dei 3.500 paracadutisti della Folgore che nel deserto egiziano contrastarono il passo alle armate del Commonwealth britannico. A riannodare le fila di quell’esperienza è ora il figlio del protagonista, Primo Carbone: dopo aver sottoposto a verifica date, luoghi ed eventi citati nel diario paterno, l’autore consegna al lettore un volumetto agile, godibile non solo per il succedersi incalzante degli eventi narrati, ma soprattutto per l’interessante possibilità di affacciarsi ad osservare una realtà, quella della prigionia e poi della latitanza in terra nemica, affascinante ed ai più ignota.

Più che le pagine che descrivono lo scontro titanico che si svolse nel deserto egiziano, eventi ben noti ai lettori di storia militare e di storia in generale, ad affascinare sono il racconto delle tre fughe dai campi di prigionia inglesi ed i tentativi disperati di raggiungere nuovamente l’Italia, prima per ritornare a combattere contro l’avversario britannico, poi, molto più semplicemente, per far finalmente ritorno a casa. Un traguardo che il sergente Carbone riuscirà a raggiungere solo a fine novembre del ’47, al termine di un viaggio a bordo di un mercantile italiano su cui si era imbarcato come clandestino in un porto palestinese. Ben otto anni dopo la sua partenza per il servizio militare.

La scelta dell’autore di presentare un testo quanto più fedele possibile all’originale è alla base dell’utilizzo di espressioni e termini che, a volte, possono suonare retorici. In questo modo, tuttavia, si recuperano appieno il clima e la tensione ideale dell’epoca. Unico neo di questo agile volumetto un lavoro di editing a dir poco frettoloso che, purtroppo, caratterizza la prima edizione del libro. Disagio tuttavia superabile in considerazione dell’originalità del testo.

 Franz Ferdinand scripsit

Un errore della Storia. Questo è Franz Ferdinand. Nato in riva al mare, ma amante delle solitudini alpine; aristocratico in un mondo disegnato su misura per le incolte plebi; accumulatore (e lettore!) di carta stampata fra miriadi di "lettori" di sms e pdf. Dall'innaturale connubio tra locus (terronico) ed animus (asburgico) nasce il monstrum Franz Ferdinand. "Attendere l'Apocalisse in compagnia di un libro e di una tazza di caffé"

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