Round Midnight Edizioni: il ritmo della lettura

Un libro” sosteneva Ennio Flaianosogna“. Poi capita che a sognare siano gli uomini, che il sogno si trasformi in realtà e i libri prendano forma.

La Round Midnight Edizioni nasce proprio con l’intento di dare forma a un sogno, quello di Giovanna Colitti, Domenico Cosentino e Gino Palladino, che partendo dalle loro singole professionalità, e attingendo all’esperienza decennale di una tipografia di Campobasso, hanno gettato le basi per dar vita ad una realtà editoriale lontana dalle più comuni logiche di mercato. Un’editoria che guarda ai contenuti, che cura nel dettaglio il contenitore, che presta attenzione agli autori e che si adopera per instaurare un rapporto con i lettori.

Un amuleto contro tutto ciò che di malvagio esiste” si legge sul sito della casa editrice, ed è a Domenico Cosentino e Giovanna Colitti che abbiamo chiesto di svelare a quale “forza” attinga questo amuleto.

Il 2012 è per molti l’anno della profezia Maya, ma è anche l’anno in cui è stata fondata la Round Midnight edizioni. Perché dare vita una casa editrice proprio in occasione della presunta fine del mondo?

DC: Perché se il mondo finiva davvero noi non rischiavamo nulla, se invece il mondo continuava ad andare avanti stancamente e stupidamente come poi è successo avevamo qualcosa di bello da realizzare.

GC: Perché il nostro spirito è contro corrente e per dirla con Coltrane “Non c’è mai una fine. Ci sono sempre nuovi suoni da immaginare, nuovi sentimenti da sperimentare…”

Come si legge sul vostro sito, la casa editrice prende il nome di un brano composto da Thelonious Monk. L’elemento musicale sembra ricorrere non solo nella sua identità visiva, ma anche in quella editoriale: esiste un legame tra musica e letteratura? Se sì, quanto questo legame influenza le vostre scelte editoriali?

DC: La musica influenza la nostra vita. Quando sei triste o felice, quando vuoi rilassarti o divertirti. La scrittura è qualcosa di molto intimo, così come la musica. Giovanna Colitti per anni è stata una pianista di musica classica, io invece, sono un semplice ascoltatore, era inevitabile una scelta del genere. E poi il nome era fico (come sono anni ’90).

GC: Senza dubbio c’è una legame fortissimo tra musica e letteratura, ma ancor prima tra musica e “tutto”. La nostra vita è scandita da ritmo, suoni/rumori/silenzi. E’ qualcosa di ancestrale. Le nostre edizioni sono come le improvvisazioni jazz: autentiche, vive, originali. Duke Ellington diceva “Il jazz è come il tipo d’uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia”. Questa è ‘Round.

La Round Midnight nasce a Campobasso e si colloca nella piccola e media editoria, una fetta di mercato che racchiude al suo interno molteplici realtà editoriali indipendenti. In un Paese come l’Italia, sempre meno incline alla lettura, come riesce un piccolo editore a differenziarsi e fidelizzare i propri lettori?

DC: Non pubblicando libri di merda. Molti miei colleghi pubblicano bella roba, io spesso compro libri di editori indipendenti e molti scrittori un tempo coccolati dalle grandi case editrici, oggi pubblicano con i piccoli. Ma poi ci siamo anche rotti le palle di essere definiti piccoli. Come quando sui libri di scuola alle medie leggevi di “paesi in via di sviluppo”, non si sono mai sviluppati?
Stiamo crescendo, abbiamo il nostro mercato. Come ho già detto in passato (sono anziano e mi piace ripetere sempre le stesse cose), noi “piccoli” editori siamo come i barbari che sono arrivati alle porte di Roma, e Roma si sta cacando sotto dalla paura.

GC: Oggi il nuovo può nascere solo dalla provincia e dal “piccolo”. Noi abbiamo il tempo di leggere i nostri autori, di sceglierli, di proporli. Autori e lettori, prima o poi, questo lo apprezzano.

Quali caratteristiche deve avere un testo per essere pubblicato?

DC: Nel nostro caso è molto semplice, deve piacerci. Possiamo pubblicare pochi libri perché essendo indipendenti non abbiamo sponsor, contributi statali, e non facciamo pagare i nostri autori. Scegliamo con molta attenzione i nostri testi. Se non ci convincono non li pubblichiamo. E possiamo dirti che il nostro catalogo ci piace assai.

GC: Prima di tutto deve piacerci. Come recita il nostro sito “a noi interessano storie succose, esistenze normali, poesia ruvida, disegni e foto che lasciano una ferita sulla nostra anima”.

La Round Midnight ha preferito il circuito delle librerie indipendenti alla grande distribuzione. Come mai questa scelta?

DC: Sinceramente? I grandi distributori ci chiedono il 55% di sconto sul prezzo di copertina dei nostri libri. Dobbiamo pagare le spedizioni e i resi, potrei farti leggere uno dei contratti che ci hanno inviato. Per scelta non siamo quindi su IBS o Amazon. I libri di editori minori non vengono esposti nelle librerie. E quindi abbiamo preso una decisione, “ricorrere ai materassi” come nel Padrino. Rinunciare alla visibilità, ma essere sicuri che nelle nostre librerie fiduciarie i libri vengano venduti davvero. I nostri autori lo sanno e hanno accettato questa cosa. Dopo due anni abbiamo molti librai di cui ci fidiamo, abbiamo anche librerie all’estero. Rapporti diretti. Organizziamo tanti eventi che è uno dei pochi modi in cui oggi riesci a vendere i libri. E poi non siamo la generazione di internet? E allora i libri li vendiamo comodamente sul nostro sito.

GC: Alla grande distribuzione gli editori indipendenti non interessano, o meglio, siamo scomodi e ci tagliano fuori con condizioni assurde. Noi indipendenti siamo l’antitesi dell’omologazione. Essere fuori dalla grande distribuzione è una scelta a cui ci hanno indotto, ma di cui oggi siamo fieri.

Nell’epoca dei social network, in cui le relazioni sono sempre più virtuali, è possibile pensare di instaurare un rapporto umano con il lettore? In questo contesto, che valore hanno le fiere per un piccolo editore? Ha ancora senso organizzare eventi che creino un contatto tra gli autori e i lettori?

DC: Preferiamo le presentazioni nelle nostre librerie, o in locali che le fiere. Sempre per una questione economica. Ti spiego. È tutto sbagliato. Molti gruppi editoriali arrancano, alcuni stanno fallendo. Scrivono e-mail strappalacrime in cui si lamentano della crisi e poi partecipano a fiere “per la media editoria” in cui uno stand arriva a costare anche 2000 euro. È logico che se spendono tutti questi soldi per partecipare a questi eventi e non vendere neanche cento euro di libri chiudi bottega. Noi con quei soldi pubblichiamo i nostri libri, che è quello che dovrebbe fare un editore.

GC: Essendo cresciuta nell’epoca in cui “social” significava contatto sociale, umano, personalmente i social network li considero dissocial. Le fiere non servono a nulla, dissanguano i “piccoli” editori e stancano i lettori perché danno troppi imput simultaneamente. La formula più efficace è la presentazione in locali o librerie indipendenti per lettori “indipendenti”. Il contatto autore -lettore è assicurato.

Prossimi progetti in cantiere?

A marzo uscirà una nuova edizione del Canzoniere Illustrato di Daniele Sepe, libro a fumetti a colori con cd in allegato. Un progetto molto bello e strutturato. Poi inaugureremo una nuova collana che abbiamo chiamato Burnside (come il bluesman R.L. Burnside) e cioè libricini con testi brevi a cui viene allegato un cd musicale, il primo sarà un’opera di slam poetry di un duo napoletano gli Aldolà Chivalà e ci saranno anche disegni originali di un artista eccezionale che è Franco Silvestro.

In cantiere abbiamo anche un libro con tutti i reportage che il giornalista Marco Ciriello ha scritto durante la sua carriera per diverse testate italiane e straniere, Marco ha la capacità di rendere poesia pure un viaggio in Molise. E poi chissà, siamo scaramantici e non vogliamo andare troppo avanti con i nostri sogni.

Per concludere: qual è la sbronza letteraria migliore di tutti i tempi?

DC: Senza dubbio le poesie di Pedro Pietri, soprattutto quelle pubblicate dalla Baldini Castoldi Dalai in “Scarafaggi metropolitani”. Non mi sono mai ripreso da quella sbronza, fortunatamente.

GC: La migliore non saprei, ogni sbronza ha un suo fascino. Ne cito due, la più recente, Ivano Ferrari, “La morte moglie”, Einaudi, e una memorabile di diversi anni fa “Addio Kind of blue” di Domenico Cosentino (un omonimo del Cosentino di questa intervista, eh!), Villaggio Maori edizioni.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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