Kent Haruf: Benedizione

Kent Haruf: Benedizione; traduzione Fabio Cremonesi; NNeditore.

Un uomo, il cui nome è Dad Lewis, al quale viene diagnosticato un male incurabile e che fa i conti con il proprio passato in una cittadina immaginaria nella quale ha vissuto quasi per intero la sua esistenza, Holt, nella profonda provincia del Colorado, Stati Uniti.

Un rapporto mai risolto con il  figlio omosessuale Frank, che fugge via di casa in giovanissima età.

Un assortito gruppo di personaggi le cui vicende fanno da contorno a quelle del protagonista.

Ci sarebbero tutti i motivi per chiudere questo romanzo aperto per caso in libreria e passare oltre.

Io, del resto, mi sono soffermato su questo volume anche per la splendida grafica e l’accattivante immagine di copertina.

La storia di per sé è oltremodo sfruttata, trita e ritrita, eppure Kent Haruf, ha scritto un’opera così particolare che mi fa gridare al miracolo.

La vicenda, contrariamente a quanto vorrebbe la finzione più corrente in queste occasioni, non si svolge in autunno o inverno.

Il crepuscolo della vita del protagonista è accompagnato invece da una estate afosa, fatta di pomeriggi, almeno quelli degli altri personaggi, passati in pic-nic improvvisati, tuffi in laghetti artificiali, acquisti impulsivi all’emporio cittadino, tutto questo mentre Dad, quando la malattia gli concede qualche attimo di tregua, perde il suo sguardo sul panorama che circonda casa sua sbirciando fuori dalla finestra dal letto o, quando è più fortunato, dal portico.

La narrazione sembra quasi sussurrata, non ci sono frasi dalle quali trarre memorabili citazioni, i capitoli si chiudono con quelle poche righe che potrebbero accompagnare la conclusione di un breve racconto eppure il filo che lega ogni capitolo al successivo, per quanto sottile, è robusto ed efficace.

Insomma “sebbene si avverta il sentore del già visto e sentito … Haruf ha la capacità  di farci affezionare ai suoi personaggi senza cadere in facili sentimentalismi e cliché” come suggerisce il New York Times in un’entusiastica recensione di uno dei suoi romanzi precedenti.

“Benedizione” è l’ultimo romanzo di una trilogia. Pubblicato poco prima che Kent Haruf morisse l’anno scorso all’età di 71 anni.

Non potremo mai ringraziare abbastanza la NNeditore per aver scoperto per noi questo immenso autore ed averlo lanciato nel nostro mercato editoriale.

Robitown.

Sono nato negli anni 60. Non essendo ancora stati inventati i videogiochi ed i telefoni cellulari e dal momento che la Tv aveva solo un canale e con una limitata offerta di spettacoli, l’unico modo per combattere la noia è stata la lettura. Già, dimenticavo, nessuno mi chiamava per giocare a pallone perché ero troppo scarso. Il primo libro che ho letto e di cui abbia memoria è stato “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Da quel giorno l’avrò riletto circa 18 volte. Sono poi diventato un lettore ossessivo compulsivo. Le ultime pagine di un libro che mi appassiona, o che mi lascia indifferente, (perché esistono anche quelli), sono sempre accompagnate da un unico pensiero: cosa leggerò dopo? Preferisco gli autori di lingua inglese del novecento, americani ed inglesi in particolar modo. La morte di D.F. Wallace mi ha colpito come un tifoso della Juventus è stato colpito dalla morte di Gaetano Scirea. Ora vi lascio, c’è un capitolo di un nuovo romanzo che ho lasciato a metà.

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