Seconda stella a destra

A volte sbranano le reti di protezione, le oltrepassano e te li ritrovi a riva, aveva detto Tess mentre guidava sulla Great Ocean Road che da Melbourne portava ad Adelaide. Gesù, avevo pensato. Tess faceva la shampista dal parrucchiere a un isolato da casa mia. Era bella come ne avevo viste poche, ma se glielo dicevi si stizziva. Perché non conosci mia sorella, rispondeva. Quel giorno si era presa un pomeriggio di ferie e aveva deciso di portarmi sulla Great Ocean per una gita. Giusto un pezzetto. Che per raggiungere Adelaide ci sarebbe voluta una settimana. «Allora meglio non farlo il bagno», avevo detto scrutando prima lei e poi l’oceano, con la testa fuori dal finestrino. «Perché?», aveva fatto Tess «Vedi pinne?». Pinne di squali, intendeva. «No», avevo aggiunto. Lei aveva accostato. Vieni, aveva detto scendendo lungo la scarpata che finiva direttamente in acqua. Dai, aveva insistito mentre aspettava che uscissi dall’auto. Dopo di che si era lasciata andare alle falcate impetuose delle sue gambe da puledra. Si era sfilata bermuda, mutande e maglietta e si era lanciata nuda in mezzo alle onde. Ma che cazzo, mi ero detta io. Era la lezione numero uno: agli australiani piace atterrire gli stranieri con storie agghiaccianti sugli squali delle loro acque. In realtà, 8 di quello che dicono è vera la metà. Seconda cosa, sono ossessionati dall’idea di visitare l’Europa e in particolare il paese dei progenitori. Per questo Tess faceva la shampista. Aveva abbandonato l’università, si era presa due anni sabbatici e aveva deciso che col primo avrebbe lavorato e messo da parte i soldi e col secondo girato l’Europa fino allo sfinimento. Ti costerà un occhio, le avevo detto. Ma va’, aveva risposto lei. Perché la lezione numero tre era che gli australiani quando viaggiano non frequentano gli alberghi. Si piazzano in casa di cugini di ottavo grado, amici o anche solo conoscenti per dei mesi. Ovunque sia, e da lì fanno base per le loro spedizioni. In pochi giorni sono capaci di visitare Irlanda e Grecia come ridere. Che isola meravigliosa Cork, raccontano poi agli amici a casa, o era Kos? Il concetto che hanno di lunga distanza parte dai quindicimila chilometri in su. Quella che li separa dall’Inghilterra. Patria matrigna da cui si sono sempre sentiti attratti e respinti. Smaltito il jet lag, non ci avrei impiegato molto a conoscere il loro attaccamento al Commonwealth, alla casa reale britannica e all’architettura vittoriana. A Melbourne ci ero arrivata con trenta ore di volo e tre scali, partendo da Londra il 30 agosto dell’84. Il giorno che la Thatcher aveva rinviato un viaggio in Asia per gli scioperi dei minatori, “l’Unità” si preoccupava in prima pagina dell’espansione di Berlusconi con le sue tivù private e al festival del cinema di Venezia presentavano Heimat di Edgar Reitz. E io, proprio nella città del festival, avevo deciso da due mesi di mollare l’università. Facoltà di Lingue, Ca’ Foscari.

Seconda stella a destra, Janis Joyce (Laura Bettanin), ad est dell’equatore

In uscita mercoledì 8 aprile 2015

Seconda stella a destra - Janis Joyce

Seconda stella a destra – Janis Joyce

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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