Il bacio più breve della storia

Le donne invisibili sono molto difficili da ritrovare, anche quando hanno un profumo fin troppo buono” (…). Eppure, quando una donna invisibile ti ha regalato il bacio più breve della storia, il suo sapore, il ricordo di quel brivido, si trasformano nella più adorabile delle ossessioni. Del resto, non sempre la felicità autentica si nasconde nell’evidenza delle cose.

Con Il bacio più breve della storia, in Italia edito per i tipi di Feltrinelli, Mathias Malzieu torna ad indagare le fragilità dell’animo umano, e così come era già riuscito a fare ne La meccanica del cuore, sussurra al lettore i versi di un amore che rischia di trasformarsi in disincanto.

Malzieu racconta la storia un bacio piccolo, un bacio che rende invisibili. Sì, perché a volte può capitare di essere ciechi o invisibili agli occhi della persona che amiamo; tuttavia, se ci fermassimo anche solo per un momento ad ascoltare il battito del cuore di chi abbiamo di fronte, ci accorgeremmo che per amare è sufficiente prestare la giusta attenzione a ciò che ci accade intorno.

(…) All’interno c’erano i pezzi del mio vecchio cuore. Lo sentivo battere come prima: lo stesso modo di palpitare troppo rapido e di trascinare il resto del mio corpo. La musica di quel suono mi terrorizzava. Quell’odore di vecchia felicità ancora calda mi dava i brividi alla schiena. Perché me lo aveva spedito? E perché proprio ora che cominciavo a ricostruirmi? (…)”.

Può capitate di aprire la porta ad un passato emotivamente ingombrante. Scoperchiamo il nostro personale vaso di Pandora e ci lasciamo travolgere dai ricordi, dai dolori, dai rancori, dalle malinconie, perdendo di vista ciò che abbiamo davanti. Poi però, arriva quel momento in cui riusciamo a mettere da parte i cocci: in fondo, non ha senso continuare ad essere ciechi e accontentarsi di un cuore infranto, quando si ha la possibilità di rimettere insieme i pezzi e ricominciare a vedere.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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