Vi ucciderò mille volte

La voce del capitano, nella mia prima campagna. troppo piccolo per sollevare una spada, per portare un’armatura. il suo medaglione, l’effige di quel dio di morte e caos…

– bastardello. vai a guadagnarti la cena.

Quello che devo fare. Giro tra i cadaveri, frugo, un anello, un dente d’oro, una bella arma. Qualunque cosa. Lui che si prenderà tutto. Il mio odio. Per lui che mi fa da padre.
*
Qualche anno dopo. Io in piedi sopra di lui, ubriaco. Quello che dovrei fare.
Uso la spada abastanza bene adesso.

– me ne vado. oggi ti regalo la tua vita di merda. non ricapitarmi davanti.

Gli regalo anche uno sputo e sono libero. Quello che voglio fare.
*
Le parole di Tibia di Ferro. La nave galera. il mio nuovo lavoro, la mia frusta.

– Bravo sfregiato. fai suonare quella frusta!!! veloci con quei remi, figli di cani!!!

La stiva con i galeotti ai remi. Il carico ammassato sotto coperta. Umani, nani, elfi. SCHIAVI. Per l’elfa scura. Soldi per noi. E per me il pugnale come premio. Un premio per la mia mancanza di pietà.
Tra gli schiavi, lei. Compro la sua libertà. Per gratitudine, e non solo, mi illudo, diventa mia.
*
Le mie parole, per lei che mi diceva di essere incinta.

– ho chiuso con questa vita. andiamo via, ho abbastanza soldi.

La partenza nella notte. il medaglione abbandonato sulla tolda. insieme alla mia fede.
via da quella vita. Quello che vorrei fare.
*
La risata della cacciatrice. C’è sangue sulla gola di lei, e del neonato.

– Feccia umana. nessuno tradisce la casata.

Le mie ferite.

– Lasciatelo vivo.

Dolore bianco. il rum. Quello che posso fare.
*
Mesi. anni, forse. un rottame arriva nella Capitale. Vecchio e sbronzo. Di troppe guerre. Bravo con la spada ma troppo cotto per combinare alcunchè.
Poi…
Roy, figlio di Thongor, il barbaro. E Chelias, fiordaliso. Il ladro. Le loro parole.

– Fondiamo una compagnia di ventura.

Il Fabbro, Il Bardo.

– Chiamiamola “delle Chimere”.

I fratelli Bravehunt. Via via gli altri. Erech, Ulruk… il rum chiuso a chiave nel baule. Solo per festeggiare. Un nuovo inizio. LA COMPAGNIA. La discesa nell’underdark, le armi degli eroi, la scorreria sugli elfi scuri. Quello che VOGLIO fare.
Poi il buio. Tradimento. di nuovo. QUESTA VOLTA NO.
*
L’incantatore si presenta col nome di Arcano. Una stretta di mano.

– Mai più interferiremo nei vostri affari, Guerriero.

L’uomo chiamato Giustizia porge una borsa di conio.

– Padre delle Chimere, sarete lasciati in pace.

La donna capace di distruggerci tutti. Torre Nera. Un avviso, una minaccia.

– La guerra che state per combattere, non può essere vinta.

Ciononostante la combatteremo, signora. E saremo li a firmare la tregua. A ballare sulle rovine.
*
Chelias. Giovane Fondatore.

– dietro ogni tradimento c’ero io, il mio tornaconto. fallo, Bottiglia.

Gli mostro la mia lama corta. Col filo spezzato, spuntato, uno strumento di tortura, non più di guerra. Saggio la sua paura. è reale. come è reale la sua confessione. I miei pensieri:

– perchè lo fai? qual è il tuo guadagno?

Non mi importa. QUELLO CHE DEVO FARE. Il pugnale a terra. Le mie mani sul suo collo. Un gesto secco. Per il traditore della compagnia. Una tomba sfarzosa. Per il Fondatore della Compagnia.
*
La risata di Jeremy Jester.

– Controlla quella tomba, sfregiato. due più due fa cinque, nel gioco delle maschere.

Il mio sorriso di vecchio. Non importa. Vi ucciderò mille volte, se occorre.
lo voglio. lo posso. e lo devo fare.

 

Nico Russo

Mi capita di osservare il mondo attraverso l’obiettivo della mia macchina fotografica, ma alcuni degli istanti più belli li ho immortalati con la fotocamera del cellulare. Le immagini, così come le parole, riescono a raccontare la bellezza e la malinconia della vita, e tra una foto e l’altra provo a sedare le giornaliere, e troppo poco spesso amene inquietudini, lasciandomi coccolare dal mio gatto Macs. Una donna fusa stregata dalle fusa, che ama perdersi tra le pagine di un libro.

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