Il ruggito del leopardo

Mi ritrovai in prigione, e fu la prima volta. Ma non ci sarei rimasto a lungo, udii un gran tumulto. Erano i miei operai che venivano a liberarmi di forza. Le loro armi erano di fortuna, e consistevano nei loro attrezzi da lavoro. Mi presero tra le braccia e mi dissero: “Sei il nostro leopardo…”

E’ in qubATTella tormentata estate del 1960, nel Congo che da poche settimane non è più colonia belga, che Jean Schramme diventa il leopardo. Un soldato, un ufficiale, per molti versi simile ai condottieri rinascimentali italiani, che per sette anni sarà tra i protagonisti delle battaglie che infurieranno nell’ex colonia in cerca di un nuovo equilibrio. Anni complessi e poco conosciuti, come del resto l’intero processo di decolonizzazione dell’Africa. Anni in cui si sono poste le basi per i disastri odierni.

Anni raccontati dallo stesso Schramme in Battaglione Leopard –ed. Il Maglio, 25 euro-. Un testo che come tutti i racconti autobiografici va letto cum grano salis e che, tuttavia, ha il merito di squarciare il velo di silenzio che ha avvolto vicende troppo spesso interpretate solo attraverso la lente distorta di un terzomondismo da salotto, completamente avulso dalla realtà di quelle terre.

Ma chi è Jean Schramme? Figlio di una famiglia alto-borghese di Bruges, solidamente monarchica, Jean avverte fin da giovanissimo il desiderio di una vita altra da quella che gli offre la rassicurante routine domestica: una carriera come avvocato o giurista, nel solco della tradizione familiare. Più forte è il richiamo dell’avventura: e così, nel 1947 il 18enne Jean sbarca in Congo sulle orme di uno zio, con l’ambizione di diventare un colono. Ovvero di plasmare un pezzo di quella terra selvaggia ed affascinante, trasformandola in una piantagione modello. Un sogno che si realizza e dura fino al 1960, anno dell’indipendenza congolese. Una cesura che non sconvolge, inizialmente, la vita di Schramme: per lui l’Africa, il Congo, sono ormai la propria terra ed il proprio futuro. Da quell’anno, però, prendono le mosse vicende che trasformeranno questo colono in soldato, uno dei migliori sul complesso scacchiere congolese, in grado di battere ripetutamente le truppe dell’Onu, i ribelli marxisti ed i soldati del presidente (golpista) Mobuto.

Certo il linguaggio e la sensibilità di Schramme sono lontani anni luce dal politicamente corretto di oggi (non ci sono, ad esempio, persone “di colore” nelle pagine del libro, bensì semplicemente bianchi e neri), ma forse proprio per questo contribuiscono a rompere schemi interpretativi che per anni hanno impedito una serie riflessione su quel periodo.

Battaglione Leopard è un manifesto colonialista? Per certi versi sì. Certamente è uno dei testi più belli tra quelli dedicati all’Africa bianca, ovvero al lavoro, ai sogni ed ai progetti di quegli europei che scelsero il continente nero come nuova patria. Tuttavia il volume di Schramme non è certo un testo apologetico: errori, orrori ed ignavia delle nazioni europee e dei suoi rappresentanti vengono messi senza esitazione nero su bianco, insieme agli intrighi delle due superpotenze e della Cina maoista. Di certo Battaglione Leopard è un grande libro di avventura, dal sapore quasi salgariano. Le visioni di una natura rigogliosa, l’epopea di un battaglione composto da europei e nativi, la costruzione di una nuova nazione: come non restare affascinati dinanzi ad una narrazione del genere? Soprattutto se questa è fatta con lo stile scorrevole e pulito di Schramme.

Una nota sull’edizione italiana del volume: graficamente curata, carta di pregio, ottimo corredo fotografico. pregevole anche il breve saggio introduttivo a firma di Marco Valle. Ridotti al minimo gli errori di battitura; da matita blu, invece, un pò scritto con l’accento in luogo della forma corretta un po’. Un errore ripetuto un paio di volte, imperdonabile in un’edizione di buon pregio, sicuramente superiore alla media di quelle che si trovano nelle librerie italiane.

Franz Ferdinand scripsit

Un errore della Storia. Questo è Franz Ferdinand. Nato in riva al mare, ma amante delle solitudini alpine; aristocratico in un mondo disegnato su misura per le incolte plebi; accumulatore (e lettore!) di carta stampata fra miriadi di "lettori" di sms e pdf. Dall'innaturale connubio tra locus (terronico) ed animus (asburgico) nasce il monstrum Franz Ferdinand. "Attendere l'Apocalisse in compagnia di un libro e di una tazza di caffé"

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