Un libro per l’estate (semicit.)

Dunque, il fatto è questo: ho da sempre un problema con gli incipit, soprattutto quando non ho nulla di particolare da raccontare. Ecco, in questo momento non ho nulla da raccontare, ho solo voglia di segnalarvi qualche buona lettura, o almeno, quelle che io reputo tali.

Perché? Perché è estate, fa caldo e durante le vacanze si legge di più, si ha tempo per rilassarsi. Insomma, ecco i libri che secondo me dovreste/potreste leggere in vacanza:

Lacci di Domenico Starnone (Einaudi): ho “corteggiato” questo libro per mesi. Mi ha attratto da subito come una calamita, ma non ho ceduto subito al suo fascino. L’ho sfogliato e risfogliato durante ogni passaggio in libreria, fino a quando l’ho trovato in offerta sul Kindle Store ed ho deciso di comprarlo in edizione eBook. Lacci è la storia di una famiglia raccontata dai diversi punti di vista dei membri che ne fanno parte. È il racconto di un amore malato, vendicativo, distruttivo. È la dimostrazione di come il restare ancorati al passato possa rappresentare la più grande offesa da fare al nostro futuro.

Ogni giorno di felicità è una poesia che muore di Ivan Talarico (Gorilla Sapiens Edizioni): avrei voluto recensire questa raccolta di poesie tempo fa, ma non ci sono riuscita. È un po’ come se i versi di Talarico facessero parte di me. Mi leggono dentro. Perché leggere questo libro? Perché, come scrive Antonio Rezza nella prefazione: “La poesia è la cosa più vicina al silenzio, non è tale per poco, inizia e finisce in un attimo, è come una parola scappata da una bocca troppo chiusa“.

Iréne di Pierre Lemaitre (Mondadori): una premessa è d’obbligo, ovvero, sono in fissa con la narrativa francese. Premesso ciò, se siete amanti del noir dovete assolutamente leggere Iréne, il primo romanzo della trilogia che ha per protagonista il commissario Camille Verhoeven (gli altri due sono Alex e Camille). Di Lemaitre avevo già letto Ci rivediamo lassù (Mondadori), il romanzo che gli è valso il Prix Goncourt nel 2013, ma questa trilogia credo che possa essere considerata un vero e proprio capolavoro. Un suggerimento: se siete tipi impressionabili, evitate la lettura prima di andare a dormire!

6.41 di Jean-Philippe Blondel (Einaudi): di questo breve romanzo mi hanno parlato più di un anno fa stimolando la mia curiosità. Non so a voi, ma a me con alcuni libri capita una cosa strana. Ci sono libri, infatti, che mi colpiscono da subito, ma che decido di non comprare perché è come se una vocina interiore mi dicesse “no, non è il momento”. Ecco, questo è uno di quei libri. Io non lo sapevo, ma arriva adesso, in un momento particolare della mia vita e mi racconta una storia che in parte mi è familiare. Amore e odio sono sentimenti che camminano su binari paralleli. E non è vero che il tempo migliora le cose, semplicemente ci aiuta a guardarle con maggiore lucidità.

Il prossimo consiglio di lettura non è mio, ma di Elsa.

L’amica geniale di Elena Ferrante (Edizioni e/o): il racconto dell’amicizia di Lila ed Elena, lungo tutta la loro vita. Dall’infanzia all’adolescenza, passando attraverso le fasi della crescita, della maturità, della vecchiaia, Lila ed Elena camminano nel tempo delle loro vite e della storia d’Italia, nei suoi cambiamenti epocali dagli anni ’50 ai nostri giorni. Un racconto corale, che si dipana attraverso l’emergere dei punti di vista delle due ragazze, delle loro prospettive attese o disilluse. Una storia lunga quattro romanzi (Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta, quadrilogia di cui L’amica geniale è il primo) che lascia a ogni testo la compiutezza di una storia e il principio di nuovi eventi e mutamenti pronti a sconvolgere la vita delle protagoniste.

Ovviamente, se avete suggerimenti di lettura da dare, sono sempre ben accetti!

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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