Arrivederci Fandango Incontro! Intervista a Vins Gallico

Fandango Incontro

Venerdì 18 settembre la storica libreria Fandango Incontro, in via dei Prefetti a Roma, ha salutato la sua clientela e chiuso quello che è diventato, negli anni, un punto di riferimento e di fermento culturale del centro di Roma. Alcolibri Anonimi ha preso parte a questa serata di “arrivederci” e ha intervistato Vins Gallico, direttore della libreria.

La domanda ricorrente è: dove riaprite?

Dove riapriamo non lo posso dire, non perché non voglia ma perché già in questi giorni stiamo valutando una serie di possibilità: se farlo da soli o assieme ad altre case editrici, con altre attività, se farlo insieme alle società Civita e Settembrini. Stiamo cercando di trovare un’idea che sia sempre polivalente e polifunzionale. Ci piaceva questa idea della libreria non statica, non la solita libreria. Quindi sul “dove” posso esprimermi, spero in centro perché siamo diventati una realtà del centro di Roma per le presentazioni, per i diversi eventi, ma sinceramente non mi dispiacerebbe riaprire anche in posti nuovi.

La cosa che emerge, osservando le diverse tipologie di persone che entrano in libreria, è che avete intercettato una fascia intergenerazionale, persone di tutte le età e molto attive e partecipi della vita di Fandango Incontro. Qual è secondo te la forza, l’elemento vincente di queste luogo e qual è stato il rapporto con la clientela?

Secondo me la forza di questo luogo è proprio il concetto di “incontro”, il voler cercare di unire tante idee, a volte differenti. In questo luogo abbiamo organizzato anche presentazioni che non erano in linea con il mio modo di pensare ma che mi sembrava opportuno fare proprio per avere un’apertura mentale. Questo ci ha aiutato molto. In più, la creazione del team è stata basata sia su competenze a livello di libri sia su un atteggiamento di apertura nei confronti della clientela: non volevamo in alcun modo proporre la libreria supermarket bensì una libreria che diventi punto di incontro.

Quanti anni siete stati in questa sede?

Questo è il 1388° giorno di lavoro, sono quasi cinque anni di apertura.

Fandango incontro - La caffetteria

Fandango Incontro – La caffetteria

Cinque anni in cui siete diventati una realtà a via dei Prefetti.

Una realtà che spero abbia lasciato, come mi sembra, un buon ricordo e un’impronta sulla vita culturale della città.

Un saluto per tutte le persone che hanno condiviso con voi questi cinque anni?

Più che un saluto è un grazie, perché un posto lo fanno le persone che ci lavorano e si spendono dentro ma anche le persone che lo frequentano: se siamo diventati una bella realtà accogliente, dove ci si sente a casa, è anche e soprattutto merito di chi questo posto lo ha reso vivo, venendo ogni giorno, bevendo un caffè, chiacchierando con noi di libri, consigliando a noi librai alcuni titoli di libri.

Arrivederci al prossimo Fandango Incontro?

Arrivederci al prossimo Fandango “bo” Incontro: non so in che formato ma sicuramente arrivederci!

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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