I Watson

I Watson

Quando voglio sentirmi bene, mettere da parte i pensieri della quotidianità e ritirarmi in un luogo “altro”, prendo un libro di Jane Austen. Di solito, “il libro” è per me Orgoglio e pregiudizio, letto innumerevoli volte e amato sempre più. Una dipendenza a intermittenza che non mi stanca mai. Il sarcasmo – sempre presente, sottile, in sottofondo – che ritrovo in particolare in alcune opere la rendono, secondo me, una perfetta ritrattista della borghesia della provincia inglese del Settecento, a cui la stessa famiglia Austen apparteneva.

In una delle mie sortite in libreria mi è capitato tra le mani un testo piccolissimo, opera incompiuta del 1804: The Watson è il titolo con cui James-Edward Austen-Leigh – nipote dell’autrice – ha reso noto questo manoscritto, pubblicato per la prima volta nel 1871 nella sua biografia della zia A Memoir of Jane Austen.

Jane Austen I Watson, manoscritto

Jane Austen
I Watson, manoscritto

Cos’è The Watson? L’edizione integrale che ho letto – nella traduzione di Daniela Paladini per Newton Compton Editori – mi riporta alla mente un misto di tematiche tipicamente austeniane: le ristrettezze economiche di quella borghesia che cerca di mantenere un certo decoro pur non avendone i mezzi; il problema di trovare un “buon partito” come unica via di salvezza; il confronto tra l’acume femminile della protagonista e la mancanza di senno e intelligenza di altre interpreti del mondo femminile; un certo mondo maschile poco stimato, guardato con “orgoglio e pregiudizio”. E poi ci sono personaggi dai nomi noti: Emma, Elizabeth, Jane, Mary, Charles.

The Watson scorre via veloce, “dura poco”, e più si legge più si vorrebbe tornare indietro per non dover fare i conti con un finale non finito. Un finale che, tuttavia, si è in parte tramandato “di zia in nipote”, attraverso i racconti che la tanto amata sorella di Jane, Cassandra, avrebbe fatto riportando gli sviluppi della trama. Cosa mi ha lasciato questo piccolo manoscritto, in cui in qualche modo il lettore deve farsi “coautore” per provare a vedere lo sviluppo della trama? La consapevolezza che Jane Austen ha vissuto troppo poco ma che il mondo delineato nei suoi romanzi continuerà a essere un “altrove” in cui trovare un confortevole rifugio.

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*