Il Mezzogiorno tra l’Aquila e il Giglio

“Biondo era e bello e di gentile aspetto”  (Purgatorio, canto III)

Manfredi e Carlo. Il bastardo di Federico II da un lato ed il fratello del re di Francia dall’altro. Il re, usurpatore, del Regno di Sicilia, il “sultano di Lucera”, ed il conte d’Angiò e signore di Provenza. Sono questi i due protagonisti dello scontro per il controllo del Mezzogiorno d’Italia alla metà degli anni ’60 del XIII secolo. Uno scontro che non solo coinvolge molti altri attori –il papato, la fazioni guelfe e ghibelline dei comuni dell’Italia ccopertinaentro-settentrionale, le città meridionali bramose di maggiore autonomia, i nobili del Regno e di Francia, la colonia saracena di Lucera- ma che è destinato ad incidere radicalmente nella storia della Penisola, non solo dello stesso Mezzogiorno.

A raccontare presupposti e svolgimento dello scontro per il controllo del Regno di Sicilia nonché il suo atto conclusivo, la battaglia di Benevento del 1266, è Paolo Grillo con il suo “L’aquila ed il Giglio” –ed. Salerno, euro 12-. Un volumetto agile, circa cento pagine, ma estremamente curato sia sotto il profilo contenutistico che grafico (davvero lodevole la presenza in appendice di alcune carte geografiche, utili per il corretto inquadramento geografico delle vicende narrate).

Con un linguaggio chiaro quanto preciso e rigoroso l’autore traccia un quadro del Mezzogiorno d’Italia all’indomani della scomparsa dell’imperatore Federico, allargando poi lo sguardo al più ampio contesto europeo. Le tensioni internazionali, le aspirazioni dei diversi attori sul campo, l’evoluzione dei rapporti tra poteri locali e centrali: in questa fitta rete di relazioni, spesso conflittuali, maturano i presupposti per l’avventura italiana di Carlo d’Angiò. La marcia del bellicoso fratello del re di Francia viene puntualmente ricostruita da Grillo, ben attento anche ad evidenziare gli aspetti più strettamente militari del confronto tra Manfredi e Carlo.

Ne viene fuori un affascinate affresco dell’Italia, e dell’Europa, del XIII secolo, un testo godibile nella sua sintetica, ma mai banale, esaustività. Di particolare interesse l’analisi del significato che la battaglia di Benevento, e più in generale il confronto tra Manfredi e Carlo, ha assunto nel corso del tempo, ad iniziare dagli anni immediatamente successivi allo svolgimento dello scontro.

Una vera chicca sono poi i numerosi riferimenti alla Commedia dantesca.

Franz Ferdinand scripsit

Un errore della Storia. Questo è Franz Ferdinand. Nato in riva al mare, ma amante delle solitudini alpine; aristocratico in un mondo disegnato su misura per le incolte plebi; accumulatore (e lettore!) di carta stampata fra miriadi di "lettori" di sms e pdf. Dall'innaturale connubio tra locus (terronico) ed animus (asburgico) nasce il monstrum Franz Ferdinand. "Attendere l'Apocalisse in compagnia di un libro e di una tazza di caffé"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*