Dindalè

Dindalè - Armando Vertorano

 

«Ehilà.»

«Pure tu in fuga eh?»

«Diciamo di sì.»

(dal racconto “L’ultima estate”).

Un veloce e breve scambio di battute in cui penso si possa racchiudere il senso profondo di Dindalè, l’interessante raccolta di racconti di Armando Vertorano, pubblicata in e-book nella collana Racconti per la Pesci Rossi GoWare. L’autore ci presenta pezzi di vite in transizione facendo emergere un punto di vista bizzarro sulle cose del mondo, tra ricordi bloccati nel passato e storie immalinconite dal presente. Il futuro, una categoria della possibilità che quasi mai sembra essere presa in considerazione o contemplata, una prospettiva allettante ma non declinata.

Profondo senza essere banale, a tratti ironico, Armando Vertorano entra nelle vite di tutti i giorni di uomini e donne comuni, tra i tic della quotidianità, negli aspetti idiosincratici di adulti e bambini, nelle sfaccettate relazioni umane. E lo fa filtrando ogni cosa attraverso la lente di una verità a volte dura, a tratti spietata.

«I personaggi – sottolinea l’autore – si aggirano intorno a questioni apparentemente cruciali ma, a ben vedere, di assai poca importanza. Una serietà inconsapevolmente fasulla che li conduce verso paradossi a volte dolorosi ma quasi sempre evitabili».

Ma cosa significa “dindalè”? Una parola che è tutto un programma, un modo ironico per dire “chisseneimporta” dinanzi alle risposte che non si vogliono dare e alle domande che sarebbe meglio non fare. Un titolo che affonda le radici nei ricordi dell’infanzia dell’autore: «A metà strada tra formula magica ed espressione dialettale, dindalé era la parola che mia madre usava ogni volta che voleva rifiutarmi qualcosa. Dindalé significava che le mie serissime motivazioni per lei non avevano alcuna importanza. Veniva pronunciato sempre affettuosamente, con una finta severità a cui non credeva nessuno» (dalla dedica dell’autore).

E nessuno, in fin dei conti, sembra credere ai personaggi che ci vengono incontro nelle pagine di Vertorano, nella disparità delle situazioni raccontate, tra casi apparentemente normali e frangenti onirici o paradossali: protagonisti inconsapevoli della loro vita, sempre contrassegnati da un velo di malinconia o di incompiutezza.

 

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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