Consigli di volo per bipedi pesanti

Vivere con leggerezza, il più delle volte, può risultare faticoso. La quotidianità appesantisce le nostre esistenze, e accettarsi per ciò che si è, limiti e difetti inclusi, può sembrare impossibile. Eppure, liberarsi dalla pesantezza che spesso condiziona la nostra esistenza è possibile.

A raccontarcelo è  Alessandra Racca (la Signora del Calzini, per chi non lo sapesse), da alcuni giorni in libreria con  Consigli di volo per bipedi pesanti, la sua nuova raccolta di poesie edita dai tipi di NEO..Un libro che si presenta come un elogio dell’imperfezione, perché solo accettando i nostri errori possiamo migliorare e godere dei piccoli piaceri che ogni giorno ci regala la vita.

Dopo una raccolta di poesie antirughe ed una dedicata all’amore, torni in libreria con un libro di consigli indirizzati a bipedi pesanti. I primi versi sono per una ragazza, e il tuo invito è ricordare sempre chi è e dove vuole andare. Può la poesia alleggerire la vita, sollevandoci dai pesi che la rendono affannosa?

La poesia può fare tante cose perché è trasformativa, ha il potere di agire sui significati profondi e, grazie a questo super potere, trasformare la realtà. Quindi sì, la poesia può fare anche alleggerire e spesso lo fa.

Quando hai iniziato a scrivere poesie e perché hai scelto proprio questa forma di racconto?

Ho iniziato come tutti da adolescente, poi per fortuna ho smesso. Verso i 25 anni ho ricominciato, non è stata proprio una scelta. Cioè non ho detto, adesso scelgo la poesia. Mi è venuta, mi ci sono appassionata. Amo questo linguaggio perché riesce ad andare moltissimo in profondità, perché esalta la natura sonora della lingua e i suoi aspetti più espressivi.

Come nasce un tuo libro? Qual è il tuo processo creativo? Cosa ti spinge a scegliere una poesia, piuttosto che un’altra?

Fino ad ora ho sempre iniziato a pensare di dar vita a un libro nuovo quando avevo un po’ di materiale già scritto. Non ho mai pensato prima al progetto, non riesco a decidere su quali argomenti scrivere poesie, la mia esperienza di scrittura in poesia è un po’ epifanica, mi colpiscono delle cose e mi vien voglia di scriverne. Perciò può essere che io poi mi ritrovi, al momento di assemblare gli scritti, con materiali anche molto diversi per argomento e anche stile. Così ho sempre dato forma alle raccolte lavorando su nuclei di significato, affinità e richiami fra una poesia e l’altra. A volte ho creato sezioni, con titoli diversi, altre volte no. Elimino o tengo fuori ciò che non mi pare adatto alla pubblicazione perché non mi convince dal punto di vista formale o troppo lontano dagli altri testi come stile o significato. Uso il blog come laboratorio e poi da lì seleziono ciò che mi pare compiuto e adatto e solo quello pubblico. A posteriori, riguardando le mie raccolte, poichè ospitano scritti composti in un certo periodo, vedo che ogni raccolta ha un suo carattere, perché in quel particolare momento stavo riflettendo e vivendo alcune cose. Nostra signora dei calzini è anarchico, fresco, acerbo e irriverente, Poesie antirughe è ironico e parla fondamentalmente del tempo e accoglie ragionamenti sull’identità femminile, L’amore non si cura con la citrosodina continua un discorso sulle relazioni che c’è un po’ in tutti i libri e continua questo viaggio nel femminile, è sempre ironico ma ha testi più pensosi, Consigli di volo per bipedi pesanti è un insieme di tutto ciò, ma più spostato su alcuni nodi che la vita fa incontrare. Credo che, come tutti gli scrittori, io parli sempre delle stesse cose: il tempo che passa e ciò che si perde, la relazione d’amore, l’identità soprattutto legata all’identità di genere. 

Nei versi di questa nuova raccolta si percepisce una diversa maturità, ma soprattutto una maggiore consapevolezza. Cosa c’è ancora della Signora dei calzini di ieri e quanto è cambiata quella di oggi?

Se guardo le cose che ho scritto sino ad ora ci vedo una sorta di diario, di istantanee di ciò che mi passava per la testa mentre vivevo. Credo che lo sguardo sia sempre lo stesso, stupito e divertito, mi piace il gioco, la semplicità, dire alleggerendo invece che appesantendo. Al contempo sono cambiata io ed è cambiata la mia relazione con la poesia, l’ho esplorata di più, sono sicuramente stata influenzata dai poeti e dai testi che ho incontrato, ho sperimentato un po’, ho preso sicurezza. E poi ho lavorato cercando di integrare la dimensione scritta e orale, quella che sperimento durante i reading e i poetry slam, vorrei che i miei testi, sempre, al contempo, reggessero sulla pagina e all’ascolto, che riservassero al lettore i piaceri della lettura e al arrivassero alle orecchie dell’ascoltatore in maniera diretta. Quella per la pagina e per il palco sono scritture che possono essere molto diverse, ho lavorato per stare in mezzo, soprattutto in questo libro. 

L’amore è un tema che ricorre spesso nelle tue poesie. Tra le tappe del vivere insieme includi l’”amarsi nel banale”. Cos’è che ha complicato l’amore? Perché è così difficile accontentarsi delle piccole cose?

Amarsi nel banale non è una brutta cosa per me. Quella poesia parla dell’amore che si sperimenta vivendo insieme, che sta nelle cose quotidiane, un basso continuo che ti accompagna e che, ovviamente, può tendere alla monotonia se ci si dimentica delle variazioni. Quanto alle complicazioni… beh, chi lo sa. Per quanta infelicità possano provocare i fallimenti sentimentali, i lutti e le storie finite, io vedo il rapporto con l’altro come un grande viaggio di cui non riesco proprio a stancarmi. Mi piacerebbe vivere un amore che mi accompagni a lungo, che testimoni la mia vita mentre ne testimonio un’altra, com’è stato per i genitori, quest’idea è un po’ la mia Itaca, ma non so se ho la vocazione. Comunque sarà credo però che l’amore sia una grande autostrada verso il “conosci te stesso” e anche l’apertura a ciò che di misterioso e differente c’è nell’altro. L’esperienza dell’amore è anche l’apertura a ciò che di misterioso e differente c’è nell’altro. L’esperienza dell’amore è complessa come tutte le grandi cose dell’esistenza soprattutto se si va in profondità. Per questo mi piace scriverne.

Leggendo i tuoi versi, la sensazione iniziale è che raccontino le donne, ma se si osserva bene, sullo sfondo, si intravedono gli uomini, l’adolescenza, i sogni, le delusioni, insomma, tutto l’universo che rende una donna tale. Quanto c’è di te nei tuoi versi e quanto delle  storie delle donne che hai incontrato nella tua vita?

C’è  la mia storia ma anche e soprattutto il mio sguardo, la curiosità e lo stupore per le storie di vita che ho incrociato. La mia è sicuramente una poesia lirica, che dà voce a un io, che però credo sia più un punto di vista sull’interno e sull’esterno piuttosto che una voce ombelicale. Spero che sia così. Perché come lettrice ho capito che mi interessa appunto questo: il punto di vista dello scrittore (e il lavoro sulla lingua). Non sono esattamente una narratrice, posso esserlo in alcuni testi, più che altro sono una che ci pensa su e che cerca di trovarci un senso. Questo libro credo segua meno degli altri il filone relativo all’indagine sull’identità di genere, o meglio, che lo faccia occupandosi meno di ciò che riguarda la mia specifica identità come donna, meno di quanto io abbia fatto in passato, credo che abbia uno sguardo un po’ più vario, rivolto all’esterno. 

Tu fai parte del direttivo della Lega Italiana Poetry Slam. Ci racconti cos’è e chi può partecipare?

 Il poetry slam è una gara fra poeti con giuria popolare. I poeti hanno 3 minuti a testa per leggere o meglio “performare” un testo scritto da loro, non valgono costumi e musiche, ci si mette in gioco solo con il proprio corpo e la propria voce. Il pubblico vota. E’ una maniera ludica e orizzontale di porgere la poesia (performativa o con una forte vocazione all’esistenza in pubblico). Possono partecipare tutti. Cercate on line la Lips, lega italiana poetry slam, troverete tutte le informazioni per partecipare e assistere a tutte le serate che si fanno in giro per l’Italia.

Ci sono sbornie e sbornie… Qual è stata per te la migliore sbornia poetica di tutti i tempi?

Quando ho letto la biografia di Sylvia Plath. Sono rimasta sveglia tutta la notte, non riuscivo proprio a smettere, mi sono veramente ubriacata della sua vita, ne sono uscita stordita, con i postumi.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*