Briganti: criminali, rivoluzionari o eroi legittimisti?

Per circa un decennio – dal 1860 al 1870- nel Mezzogiorno si combatté una guerra senza quartiere, in tutto simile, per crudeltà ed estensione,a  quelle che oggi affliggono diversi paesi del Medio Oriente. Eppure per molti anni, ed ancora oggi in alcuni casi, si preferì ridurre quella sanguinosa e complessa vicenda a mero fenomeno criminale, tanto da utilizzare il termine “brigantaggio” per definirla.

anessiOggi una più attenta riflessione storica su quegli eventi consente di guardare con maggiore attenzione e profondità a quei fatti ed alle loro cause. Ed è questo l’obiettivo di Dario Marino che con il suo L’Annessione – ed. Circolo Proudhon, euro 16- tenta di individuare e proporre al lettore una visione articolata delle diverse cause all’origine del complesso fenomeno passato alla storia come “brigantaggio”. Merito del giovane ricercatore è quello di fuggire dai due estremi che attualmente condizionano –e sviliscono- il dibattito storiografico sul tema: da un lato la riduzione da parte degli storici “unitaristi” del brigantaggio a mera espressione criminale, frutto delle pessime condizioni culturali e socio-economiche in cui versavano le province dell’ex Regno delle Due Sicilie, e dall’altro l’esaltazione che delle lotte brigantesche fanno gli storici –spesso dilettanti- meridionalisti e/o neoborbonici, pronti a vedere in ogni minimo segno di opposizione al nuovo ordine politico nato nel 1860/61 una testimonianza di attaccamento e fedeltà alla dinastia borbonica, con una presunzione di piena consapevolezza politica da parte dei protagonisti dell’epoca in vero difficile da ritenere fondata.

L’autore de L’Annessione, invece, presenta al lettore l’analisi di una serie di cause che, tutte insieme, concorsero a dare vita e ad alimentare il fenomeno dell’opposizione armata al neonato Regno d’Italia e, cosa troppo spesso dimenticata, a quelle classi sociali del Mezzogiorno che nel nuovo assetto politico videro l’occasione per rafforzare il proprio ruolo dominante nella società meridionale. Grande attenzione pone l’autore al problema della terra, ovvero alla mancata riforma agraria ed all’appropriazione da parte della rampante borghesia dei suoli ex demaniali.

Nell’affrontare questo tema l’autore sembra a prima lettura inserirsi in una corrente storiografica di stretta –e ormai datata- ispirazione marxista, ma si tratta appunto di un’impressione. Ben più ampia è la visione di Marino. Di particolare interesse, e tratto abbastanza originale, è lo spazio che l’autore dedica agli aspetti più strettamente militari del fenomeno brigantaggio e della sua repressione.

In definitiva L’Annessione è un testo di sicuro interesse, buona base per ulteriori approfondimenti sull’argomento. Accattivante e curata la veste grafica, peccato però per i troppi refusi distribuiti con generosità nelle quasi quattrocento pagine del libro.

Franz Ferdinand scripsit

Un errore della Storia. Questo è Franz Ferdinand. Nato in riva al mare, ma amante delle solitudini alpine; aristocratico in un mondo disegnato su misura per le incolte plebi; accumulatore (e lettore!) di carta stampata fra miriadi di "lettori" di sms e pdf. Dall'innaturale connubio tra locus (terronico) ed animus (asburgico) nasce il monstrum Franz Ferdinand. "Attendere l'Apocalisse in compagnia di un libro e di una tazza di caffé"

Un commento

  • Andrea ha detto:

    Un libro bellissimo, che mi ha fornito gli strumenti per leggere e riflettere sulla storia d’Italia rifuggendo dalle idealizzazioni di cui tanto, a scuola, ho sentito parlare.

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