Muore l’Impero, nasce l’Europa

La fine dell’impero romano, almeno nella sua parte occidentale, è un evento ancora profondamente sedimentato nella memoria collettiva europea. Si tratta, tuttavia, di un dato “emotivo” più che razionale, tanto che in pochi ricordano almeno elementi simbolici come la data –convenzionalmente fissata al 476 dC- del crollo ed il nome –Romolo Augustolo- dell’ultimo imperatore romano d’Occidente.

A ricostruire il co20160729_111246ntesto in cui maturò la caduta della pars Occidentis dell’impero è lo storico tedesco Rene Pfeilschifter con il suo Il Tardoantico –ed. Einaudi, euro 26-. Un testo che, come già chiarisce il titolo, offre al lettore un’ampia panoramica sull’evoluzione dell’impero romano tra il III ed il VII secolo dopo Cristo, un periodo caratterizzato dalla progressiva affermazione di due fenomeni destinati a mutare radicalmente volto e sostanza dello stato romano: l’irrompere del Cristianesimo nel panorama religioso dell’impero ed il superamento della figura unica dell’imperatore, grazie al sistema tetrarchico voluto da Diocleziano.

Elementi che, secondo l’autore, portarono al progressivo superamento dell’evo antico per approdare al medioevo. E proprio sul reale momento di rottura con l’antichità, ed ovviamente sulle sue cause, Pfeilschifter scrive probabilmente le pagine più interessanti. In primis andando ad individuare il momento di passaggio molto più avanti rispetto alla tradizionale data del 476 dC –sulla scia della interpretazione già proposta da Henri Pirenne nel suo Maometto e Carlomagno- e poi indagando sul reale impatto delle invasioni barbariche sul tessuto socio-politico dell’impero, nella sua parte occidentale ed in quella orientale.

Ed anche su questo punto lo storico tedesco si distingue dalla linea interpretativa che sembra aver preso piede negli ultimi anni: le invasioni barbariche –scrive Pfeilschifter- furono momenti devastanti, violenti, dirompenti per chi le subì. Altro che pacifica “integrazione” di nuovi arrivati oltre il limes danubiano o renano. Momenti di rottura, eppure non tali da annichilire la struttura politico-amministrativa dello stato romano e, soprattutto, l’idea stessa che dell’impero avevano romani e barbari.

Le pagine de Il Tardoantico rappresentano, in definitiva, un interessante affresco di un’epoca complessa e poco nota nei suoi aspetti più di dettaglio. Un’epoca che meriterebbe ben altra attenzione, se non altro in considerazione del fatto che è in quei secoli che maturano i presupposti  che porteranno ad una cesura nello spazio del Mediterraneo e ad una ridefinizione delle identità su cui, poi, si è costruita l’Europa di oggi.

Franz Ferdinand scripsit

Un errore della Storia. Questo è Franz Ferdinand. Nato in riva al mare, ma amante delle solitudini alpine; aristocratico in un mondo disegnato su misura per le incolte plebi; accumulatore (e lettore!) di carta stampata fra miriadi di "lettori" di sms e pdf. Dall'innaturale connubio tra locus (terronico) ed animus (asburgico) nasce il monstrum Franz Ferdinand. "Attendere l'Apocalisse in compagnia di un libro e di una tazza di caffé"

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