L’amore ai tempi dei social network

L’amore è ciò che accade tra un messaggio What’s App e l’altro. Ne sono convinta da un po’, da quando gli sms sono diventati obsoleti. Incontrarsi? Un’insana abitudine. Chiacchierare, magari seduti al tavolino di un bar? Fantascienza pura.  Siamo la generazione del “Sei su Facebook?” o “Se mi dai il tuo numero ti scrivo su What’s App”, che senso ha sprecare fiato quando possiamo digitare i nostri pensieri?

Se queste o altre dinamiche delle relazioni 2.0 non vi sono del tutto chiare, dovreste leggere L’amore è eterno finché non risponde, Einaudi editore, il romanzo d’esordio di Ester Viola, un racconto che nasconde tra le righe un divertente saggio socio-antropologico sull’amore ai tempi di Internet.

Sfido qualsiasi donna a non essersi trovata almeno una volta nei panni di Olivia Marni, l’avvocato divorzista esperta nel fronteggiare i guai sentimentali di coppie sposate che a un amore a lunga conservazione, condito da sacrifici, compromessi e tanta pazienza, hanno preferito tradimenti, recriminazioni e divorzi lampo.

Come ogni donna, anche Olivia non è immune da certi disagi sentimentali.
I suoi guai hanno un nome, Dario, una specie di spettro dei natali passati che irrompe nella sua vita alimentando l’illusione di un amore ormai finito da tempo, ma che le impedisce subdolamente di andare avanti.

Ester Viola racconta con il sorriso quella triste incapacità di amare che è propria del nostro tempo. Del resto, è più semplice proclamare incontrollabili batticuori protetti dal monitor di un computer o di un cellulare, piuttosto che affrontare le difficoltà di un amore reale fatto di sorrisi, baci, intimità, ma anche di problemi, giornate difficili e umani scazzi.

Sull’eternità dell’amore ho i miei dubbi, ma su una cosa concordo con Olivia: “(…) non sei salvo finché non ti innamori di nuovo. E farai meglio ad essere tu il più veloce. É Darwin applicato alla sciagura sentimentale: non il più forte, ma il più veloce a dimenticare è quello che sopravvive”.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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