Élites, le illusioni della democrazia

La democrazia è davvero quel che promettere di essere, ovvero il sistema di governo che consente a tutti di esprimere su base paritaria il proprio parere ed alla maggioranza di reggere lo Stato? E che ruolo hanno all’interno del elites-alcolibri-anonimisistema le minoranze organizzate, le élites?
Sono queste le domande che nascono dalla lettura di Élites” –ed. Circolo Proudhon, euro 13-, un agile volumetto che raccoglie scritti di Mosca, Pareto, Michels e Gramsci, con un testo introduttivo di Lorenzo Vitelli. Naturalmente gli autori citati non si limitano a sollevare interrogativi, ma offrono –ciascuno dalla propria prospettiva- un’interpretazione dei fenomeni storico-politici che tende a ridimensionare, e molto, il “mito” della democrazia. In particolare centrale è per tutti il ruolo delle èlites, quale vero motore della società.
Minoranze organizzate ed attive la cui composizione può cambiare, ma il cui ruolo determinante è, per tutti gli autori citati, assolutamente insostituibile. Vacillano, per poi miseramente crollare, sotto le riflessioni contenute nel libro molti dei “miti fondanti” della democrazia, almeno per come la si intende oggi.
Di particolare interesse l’agile capitolo introduttivo del volume, affidato alla penna di Lorenzo Vitelli. Qui l’autore sviluppa una riflessione sull’evoluzione della composizione e dell’essenza stessa delle élites euro-occidentali nel corso dell’ultimo cinquantennio. Il ritratto che ne viene fuori è drammatico nel suo crudo realismo: non più classi dirigenti espressione –pur con tutti i loro umani limiti- di una formazione in molti casi rigida e selettiva, quanto piuttosto piccole micro-comunità avulse dalla propria realtà sociale e nazionale. Una classe –meglio una comunità- di fatto apolide, più simile ad una lobby che ad un’élite, caciarona e provinciale anche quando tenta di ostentare altezzoso distacco. Insomma, snob nel senso letterale del termine: sine nobilitate. Anche e soprattutto di quella “nobiltà” che deriva dalla cultura.
Ed è forse tutto qui il segno della decadenza d’Europa. In attesa che una nuova élite si forgi. In quale “palestra” è ancora da vedere.

Franz Ferdinand scripsit

Un errore della Storia. Questo è Franz Ferdinand. Nato in riva al mare, ma amante delle solitudini alpine; aristocratico in un mondo disegnato su misura per le incolte plebi; accumulatore (e lettore!) di carta stampata fra miriadi di "lettori" di sms e pdf. Dall'innaturale connubio tra locus (terronico) ed animus (asburgico) nasce il monstrum Franz Ferdinand. "Attendere l'Apocalisse in compagnia di un libro e di una tazza di caffé"

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