Il mio libro preferito

Non riesco a trovare il mio libro preferito. Lo cerco tra gli scaffali della libreria, tra i fogli ammassati come mattoni di una piramide di lavori sospesi, nella rincuorante confusione della mia scrivania. Ne ho bisogno per riordinare i pensieri in questa dislessica serata che mi ha lasciata in mutande, non solo letteralmente.

Mr. Darcy prova ad attirare la mia attenzione tra i volumi ammassati sul mio baule dei ricordi. L’afa mi attanaglia, il MacBook surriscalda le mie ginocchia, ma non ho voglia di riversarmi nell’uggioso paesaggio di una campagna inglese.

Dove sei finito? 

Ti avrà portata via con sé Jun, mentre andava lontano? Lo chiedo ad  Alex, ma è troppo preso dalla sua Kitty Alexander per prestarmi attenzione. Paloma richiama il mio sguardo: “gli uomini vivono in un mondo dove sono le parole e non le azioni ad avere il potere, dove la massima competenza è il controllo del linguaggio“. Non posso non essere d’accordo, e sebbene Florentino mi osservi stizzito dallo scaffale per la scarsa attenzione prestata al buon vecchio Gabo, un vero Nobel nell’uso delle parole, stasera mi sento una junker, proprio come Richard, e decido di amare ciò che sembra non avere alcun valore agli occhi degli altri.

Provo a scorgere quello stesso sottile sarcasmo tra i discorsi di  David e Katie, ma non ci riesco. Ho bisogno di Robdelle cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, di Dick e Barry, del profumo e dei suoni di Championship Vinyl.

Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura?

Eccoti! Finalmente ti ho trovato, nascosto tra i libri ammucchiati ai piedi del letto. Sorrido e ti domando come sei finito lì in mezzo.

Mi sento come se avessi avuto questo genere di conversazioni tutta la vita. Nessuno di noi è più giovane, ma quel che è appena accaduto avrebbe potuto benissimo accadere quando avevo sedici, o venti, o venticinque anni. Arriviamo all’adolescenza e a quel punto, semplicemente, ci fermiamo; tracciamo allora i nostri confini; poi gli anni passano, ma i confini restano gli stessi“.

Nick Hornby, Altà Fedeltà, Guanda

P.s. (Questo post l’ho scritto tempo fa… forse lo troverete nel nonluogo di una vita passata. Tutto è cambiato da allora, eppure, una cosa è rimasta immutata: ancora oggi, a volte, ho bisogno di Rob!)

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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