Pound e la galleria dei “traditori”

E’ una sorta di “galleria dei traditori” quella che Miro Renzaglia offre al lettore nel suo La parola a Ezra Pound –ed. Circolo Proudhon, euro 13,50-, volume in cui l’autore racconta ventotto vite celebri, indossando di volta in volta la maschera del protagonista.
Ad iniziare proprio da quella del celebre poeta statunitense che, nei drammatici anni della seconda guerra mondiale, scelse l’Italia e si fece portavoce di una visione del mondo radicalmente altra rispetto a quella del suo Paese d’origine. Per certi versi un vero e proprio tradimento. Così come “traditori”, seppur in maniera ogni volta singolare ed a volte addirittura provocatoria, sono gli altri protagonisti del libro di Renzaglia. Traditori, in qualche caso, anche solo per aver mancato di dare piena conpiutezza ad un anelito ideale.
A tenere insieme le figure diverse che compongono la galleria di “maschere” indossate di volta in volta dall’autore c’è l’estrema attualità del pensiero di Ezra Pound, tra i più severi critici di una visione materialista della cita che oggi impregna a fondo le società occidentali.
Ed è proprio con una riflessione sulla scomoda attualità del pensiero del grande poeta americano che si apre l’intervista di Alcolibri Anonimi a Miro Renzaglia.

Franz Ferdinand scripsit

Un errore della Storia. Questo è Franz Ferdinand. Nato in riva al mare, ma amante delle solitudini alpine; aristocratico in un mondo disegnato su misura per le incolte plebi; accumulatore (e lettore!) di carta stampata fra miriadi di "lettori" di sms e pdf. Dall'innaturale connubio tra locus (terronico) ed animus (asburgico) nasce il monstrum Franz Ferdinand. "Attendere l'Apocalisse in compagnia di un libro e di una tazza di caffé"

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