Parolando di poesie: astenersi perditempo

Le parole sono come le persone: possono essere imperfette, regalarti gioia, renderti triste, scaldarti il cuore, spezzarlo. Le puoi pesare, contare, centellinare, ignorare, inventare, sognare, ascoltare. Possono spezzare un silenzio o renderlo opprimente. Alimentare la tempesta o riportarti a riva.

Saluto il 2016 con la raccolta di poesie di Ivan Talarico, Non spiegatemi le poesie che devono restare piegate,  Gorilla Sapiens Edizioni, e per il 2017 mi riprometto di andare alla ricerca di parole nuove. Ho voglia di innamorarmi di un aggettivo, lasciarmi ammaliare da un sostantivo, guardare con occhi diversi una preposizione. Proverò a dare ad ogni parola il giusto valore.

Ovviamente, astenersi perditempo.

Sulla mia spalla

Appoggia la tua testa sulla mia spalla
per qualche minuto
e non pensare.

Ho una spalla solida e
resistente,
ampia metratura,
luminosa e silenziosa.
Astenersi perditempo

(l’ho detto d’istinto,
so che non hai tempo da perdere,
non astenerti).

La mia spalla è servita
a fine ottocento, come rotaia
per la Transiberiana;
all’inizio del novecento
sulla mia spalla
tutte le avanguardie hanno fatto
leva,
per non parlare della prima guerra,
sempre sulla mia spalla
utilizzata come cannone o baionetta.
Lo stile liberty è nato
dalla mia spalla,
che è stata un comodo
bunker, negli anni grigi.
Con la mia spalla hanno fatto
la rivoluzione i figli dei fiori,
la decadenza
i nipoti dei fiori.
La mia vigorosa spallata
ha fatto crollare il muro di Berlino
e il capitalismo moderno.

Ora è qui,
disposta sotto la tua guancia
e vuol dirti soltanto:
“Dimentica”.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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