Editori resilienti a Più libri Più liberi 2016

Quando parliamo della terra dello scrittore” secondo Flannery O’ Connorsiamo inclini a dimenticarci che, qualunque terra sia, essa è dentro come fuori di lui. L’arte richiede un delicato adattamento tra il mondo esteriore e il mondo interiore, in modo che, senza snaturarsi, possano essere l’uno il riflesso dell’altro”.
Sono stata nella terra dello scrittore, in quel nonluogo in cui il suo mondo interiore, il libro, si incontra con il mondo esteriore, il lettore. Sono stata a Roma, a Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria.

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Fatte le giuste premesse, forse dovrei lanciarmi in una riflessione sullo stato dell’editoria italiana, spulciare l’ultima indagine Nielsen illustrando percentuali e trend di vendita (a quanto pare, in crescita). Ma no, non lo farò. Dovrei tralasciare le foto di Instagram, i tweet brillanti, e raccontare l’attesa di una fiera che ha fatto fatica a carburare, del caldo asfissiante, del malcontento di alcuni editori, dei costi, di un’organizzazione che ha deluso le aspettative di molti. Ma no, non farò nemmeno questo.
Vi racconterò invece dei resilienti, quelli che tra un editing e l’altro trascorrono buona parte delle giornate a sollecitare pagamenti, a far quadrare i conti, e che nonostante le difficoltà ti accolgono ai loro stand con il sorriso. Ti presentano le nuove uscite, e tu non lo sai, ma quell’autore lì, quel tal de tali, è davvero bravo, è uno scrittore innovativo e fuori dalle righe. E poi, mentre sei lì che ascolti, ecco arrivare proprio il tal de tali, e il nome inciso sulla copertina ha un viso, una voce, una storia che non è più soltanto quella racchiusa tra le pagine del suo libro.
Io con i libri e gli scrittori lavoro ogni giorno, ma di tanto in tanto dimentico cosa significhi essere un lettore.  Un lettore puro, intendo. Uno disposto a stare in fila per ore solo per una copia autografata.
A volte, perdo di vista le emozioni: il nervosismo che precede un reading, l’insicurezza del raccontarsi di fronte a un pubblico attento, la soddisfazione nel suscitare un sorriso.
Sono stata nella terra dello scrittore ed ho ricordato a me stessa perché ho mescolato il mio mondo esteriore con quello interiore, trasformando una passione in un lavoro.
Sono stata nella terra della piccola e media editoria, e mi accorgo che definirla così è quasi un’ingiustizia, perché non c’è niente di piccolo e medio in tutte le persone appassionate che ho incontrato… e che resistono, nonostante tutto.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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