L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire

Un immaginario straniante e provocatorio quello tratteggiato da Angelo Zabaglio, aka Andrea Coffami, ne L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire, la raccolta di racconti brevi edita da Gorilla Sapiens Edizioni.

Con un umorismo a tratti amaro, Angelo Zabaglio conduce il lettore in un universo di stranezze, pulsioni e trasgressioni dall’ordinario. Qui vi presentiamo in anteprima il racconto Anna e lo specchio magico.

Anna è stitica, possiede trentotto anni ed è single.
Lavora nel piccolo negozio di famiglia da quasi dieci anni, vende specchi di ogni tipo ai clienti facoltosi. Specchi colorati, decorati, vende pure specchi rotti che fanno tanto vintage ma che in realtà raccatta vicino ai secchi della spazzatura di notte, per poi rivenderli ai ricconi alternativi di giorno. Non che odi il suo lavoro (chi non ama spennare i fessi benestanti a questo mondo?) ma la sua vera passione è la sepoltura.
Forse iniziò tutto quando da bambina le regalarono L’allegro chirurgo, dove si divertiva sempre a uccidere il paziente per poi sotterrare il gioco nel giardino della vicina di casa.
Pure le Barbie le faceva decapitare da Ken boia per poi metterle nel vaso pieno di terra, con la testa che sbucava fuori, a fianco allo stelo della zinnia gigante.
Passione a parte, una volta una cliente venne al negozio riportando uno specchio comprato qualche giorno prima e lamentandosi del fatto che lo specchio non rifletteva le immagini (come quando l’aveva acquistato) bensì rifletteva. E basta.
Era diventato impossibile parlare in casa: ogni questione sollevata era motivo di riflessione e svisceramento del problema, e col tempo lo specchio prese pure a dire la sua, a imporre le sue opinioni. Era diventato impossibile perfino pensare o prendere il telecomando di casa.
— Ma scusi, lo copra o lo metta in cantina —, disse alla cliente, ma quella niente, voleva indietro i soldi e basta.
Allora lo specchio magico alla fine se lo prese Anna, lo mise dietro la porta del bagno, in modo da poter fare quattro chiacchere con qualcuno nei momenti del bisogno.
Ora Anna va di corpo regolarmente, due volte al giorno, produce soddisfacenti escrementi doppi e lunghi. Alle volte, per risolvere il problema della stitichezza basta solo parlare, altro che Bifidus.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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