Playlist. Se ci fosse la musica

La colonna sonora che accompagna le nostre vite non sempre è quella che abbiamo immaginato. Lo sa bene Giulio, il protagonista del nuovo romanzo di Francesco Memoli, Playlist. Se ci fosse la musica, edito da Mondoscrittura.

Musicista squattrinato, fattorino per necessità, sognatore per vocazione, e con in testa un album da registrare, Giulio è alla ricerca della propria musica, quella che può svoltargli la vita. Così, tra una chiacchiera con la scopamica Daria e un discorso di filosofia spicciola con l’amico/collega Roberto, tra una sessione in sala prove e una bevuta al pub, nasce l’idea del colpo. Quello geniale, il furto da film, quello che risolverà tutti i problemi.
In un susseguirsi di incontri surreali, visioni musicali, sms notturni, vessazioni sul lavoro e amori fugaci, nasce la colonna sonora di un’avventura al tempo stesso epica e ridicola, malinconica e divertente. Lo spaccato di una generazione che, al di là delle crisi economiche e delle disillusioni, conserva la capacità di continuare a sognare.

Se penso a un periodo della mia vita particolarmente poetico è certamente quello antecedente la mia prima firma con un’etichetta importante. Quello nel quale mi inventavo qualunque lavoro per sbarcare il lunario, convinto che mi sarebbe andata bene qualunque cosa se non avessi potuto vivere di musica” scrive The Niro nella prefazione “Gli anni passati a suonare fino a tarda notte in piccoli locali fumosi per poi andare a consegnare pacchi, lettere, curare all’alba la rassegna stampa in piccole radio locali, senza mai vedere il letto. Lavori nei quali raramente mi identificavo erano solo intervallo, in attesa del momento principale della giornata: la musica. Leggere Playlist – se ci fosse la musica è come rivivere quei momenti, e spesso mi sono sentito il protagonista, la cui vita curiosamente sembra combaciare con la mia“.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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