Come Rocky Balboa. La storia di una vita

Come Rocky Balboa Duccio Forzano Longanesi

1998, 1973, 2014. Tre date per tre vite. Tre tempi per provare a racchiudere il percorso di un bambino divenuto uomo, di un grumo di sogni, di un potenziale umano che ha dovuto lottare tenacemente per prendere coscienza di ciò che era, di ciò che poteva essere. Come Rocky Balboa di Duccio Forzano, edito da Longanesi, è il racconto biografico che l’autore fa parlando al lettore della propria vita. Il libro di Forzano, tuttavia, non può essere catalogato con una etichetta di “genere”: la sua forza espressiva sta proprio in un intreccio profondamente vero, autentico nella sua essenza, riscontrabile nelle formidabili peripezie. L’autore, nel raccontarsi, ci regala – in una narrazione in cui la parola sembra guidare una telecamera – il dietro le quinte di questo lungo e profondo percorso umano, il backstage di una storia che oggi porta il nome e il cognome di uno dei più brillanti registi in Italia, il “marchio di fabbrica” di un narratore eccellente e innovativo.

Proprio come Rocky, il tredicenne Duccio si scontra con una vita che, prematuramente, si presenta dura e difficile, “più grande di lui”: l’abbandono della madre, che va via all’improvviso lasciando il marito e i quattro figli, e investendo il primogenito Duccio del gravoso compito di provvedere ai suoi fratelli. Un vuoto, quello lasciato dalla figura materna, che farà da leitmotiv al racconto, alla sua vita, aprendo un varco alla malinconia e al senso di abbandono che non lasceranno mai il protagonista. E mentre questa sottile linea rossa fa da contraltare alla sua formazione, Forzano ci fa “vedere” la sua vita: siamo a Savona, dove il lungo flash back ha inizio, e con lui peregriniamo tra la Liguria delle prime esperienze lavorative (il lavapiatti e il meccanico i suoi esordi nel mondo del lavoro, a tredici anni) e la Lombardia delle fughe dalla quotidianità, da quel mondo familiare che aveva smesso troppo presto di essere nido accogliente. Ma siamo anche nella provincia italiana, dove la Storia si interseca e intreccia con i tanti accadimenti della quotidianità, con le grandi speranze di uno spirito perennemente in movimento, un fascio di nervi instancabilmente teso a intercettare la nuova direzione su cui dirottare la vita. Contraltare all’assenza materna, la figura di un padre “artigiano”, un tuttofare che lascia in eredità un bagaglio tecnico e umano a cui il giovane Duccio attinge a piene mani, senza però riuscire a superare un divario relazionale che lo lascia monco di qualcosa. Vita privata e professionale sono un tutt’uno in un racconto interessante, che non stanca mai, e che rende il lettore fortemente solidale con il suo protagonista, nella sua fame di vita, nella ricerca di senso e di prospettive, nelle sue grandi speranze.

Nei giorni in cui usciva Come Rocky Balboa, in tutto il mondo usciva Born To Run, la biografia di Bruce Springsteen. Springsteen racconta una giovinezza tra “poesia, pericolo e buio”, la storia – come Forzano – di quelle lotte personali che rendono gli artisti più amati per la capacità di “dire” la vita. Per la capacità di raccontare.

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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