Scrivere per sottrazione è una moltiplicazione

Quali sono le infinite possibilità della narrativa breve e brevissima? La risposta è in Sottrazione, la raccolta di racconti di Carlo Sperduti, edita da Gorilla Sapiens Edizioni. Un volume in cui lo spazio si deforma e restringe, allestisce tranelli, sottrae scalini, nega vie di fuga.

Abbiamo incontrato Carlo Sperduti in occasione di Più libri più liberi 2016. Ecco cosa ci ha raccontato…

La morte: una recensione

La morte si basa su un’idea tanto semplice quanto ge­niale: la cessazione della vita.

Con la potenza concettuale di una trovata di questo tipo – precolombiano uovo di Colombo – e un senso dell’umo­rismo mai stiracchiato, la morte non poteva che attirare le attenzioni di molti, suscitando polemiche e accuse – talvol­ta pretestuose, talvolta ben argomentate – per il suo modo eccentrico di stare al mondo e di risolvere problemi: un modo forse politicamente scorretto, non lo si vuole negare, ma di sicura efficacia.

Molti ammiratori, quindi, ma altrettanti detrattori: la morte è l’argomento del giorno, sempre. Avere l’ultima parola non è pensabile. Quel che è certo, la si approvi o meno, è che la sua influenza giunge ovunque: l’importanza universale della morte, di conseguenza, è innegabile.

Chiunque voglia avere a che fare con la vita deve fare i conti con la morte, e questo è quanto. Un simile risultato non è da tutti.

Ma su cosa poggia, realmente, il successo della morte? La sua distribuzione capillare non è il mero risultato di un’operazione di marketing: nessun ufficio stampa arrive­rebbe a tanto.

La morte è dappertutto, e dappertutto riscuote un enor­me successo, perché è in grado di reinventarsi senza sosta. Muta modi, forma, genere, cultura. Ha un impressionan­te controllo dei propri mezzi. Pur ripetendosi sorprende, unendo tecnica e sentimento. Riesce a emozionarci, a farci piangere, a farci riflettere, a farci ridere, a farci prendere decisioni. La morte ne sa una più del diavolo.

E se a molti sta antipatica, forse non è che (comprensi­bile) invidia.

E poi? Dopo? C’è da fidarsi di chi assicura un sequel? Non sarà forse, questa sì, un’operazione pubblicitaria di cattivo gusto?

In attesa di conferme o smentite da fonti attendibili, le analisi e i dibattiti sulla morte si moltiplicano e la morte continua a non sbagliare un colpo, con un’onestà intellet­tuale che non conosce punti deboli e incrinature.

Consigliatissima.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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