Il disordine di Simone Carta

Possono le poesie mettere le cose della vita né in ordine, né in disordine, ma creare un ordine tutto loro?“. A raccontarci il suo disordine è Simone Carta, autore di  Finalmente ho messo in disordine la raccolta di poesie edita da Miraggi Edizioni,

Quarantadue componimenti poetici raccolti nella collana Voci, realizzata in collaborazione con la rivista «Atti Impuri», che intende presentare i fenomeni della cultura orale risvegliati dai media elettrici, a partire dagli autori che animano i circuiti nazionali di Poetry Slam.

ACCE(N)DIMI

Entra pure
prego,
fa come fossi in cuor tuo,
siediti,
serviti,
lo so, c’è un po’ di disordine
e non hai visto la testa,
lì c’è un casino…ma la metterò a posto.

Ti piace qui?
Lo sto ristrutturando,
l’ultima coinquilina
ha lasciato qualche crepa
ed i miei rubinetti lacrimali aperti,
si è portata via
anche l’ultima coperta
che avevo.
È un po’ umido,
fa freschetto.

Da qualche mese
mi si è creata un po’ di brina dentro
ma tu stai tranquilla,
lì,  
vedi lì?
Sulla sinistra
quella manopola col mio nome?
Ecco,
quello è il riscaldamento.
Ha un sistema di accensione
un po’ vecchio
ma funzionale.

È un interruttore a baci,
devi appoggiarci le labbra
e schioccarle,
quindi,
se ti va,
se lo ritieni un bel posto
dove poter stare,
queste rosse sono le chiavi,
lassù c’è il cervello,
volessi specchiarti nei miei pensieri,
laggiù la zona divertimenti
ma è ancora un po’ presto
per mostrartela
e per il resto fai pure come credi,
se sentissi freddo,
senza fare complimenti,
appena te la sentimenti,
accendimi.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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