La passione secondo Matteo. La passione di un uomo

La passione secondo Matteo. Paolo Zardi. Neo Edizioni

Quando l’ultima parola de La passione secondo Matteo di Paolo Zardi è passata sotto gli occhi del lettore, è necessario fare silenzio. L’autore, presentando lo scorso 16 marzo ad Alcolibri Anonimi il suo ultimo libro, inserito nella collana “Iena” di Neo Edizioni, parlava di questa sua nuova – e, aggiungo, meravigliosa – opera paragonandola a un vino dalla genesi antica, radicata nel passato, che ha avuto bisogno di tempo e pazienza per arrivare a essere gustato.

Ecco, dopo aver assorbito le 216 pagine del libro, la sua essenza deve decantare. Occorre allontanarsi dalla storia narrata per poi riprenderla, rileggerla e apprezzarne fino in fondo il bouquet. Zardi va dritto al cuore – delle persone, delle relazioni umane – e lo fa alla sua maniera: senza infingimenti, senza edulcorare la realtà, raccontandoci ciò che è nella sua profonda verità. Dopo XXI Secolo, l’autore continua a muoversi nel territorio della cellula fondante la società, la famiglia, microcosmo che assume in sé tutte le sfumature umane, incarnandone difetti e pregi, idiosincrasie e tic, gioie e dolori. Questa volta, però, la relazione principale posta sotto il riflettore non è tra due “pari-livello”: Zardi ci parla del rapporto genitori-figli, facendo di questa relazione il vettore di molteplici significati.

Poi il telefono vibrò di nuovo. Questa volta era la Gestam, l’azienda per la quale Matteo lavorava: i suoi server inviavano messaggi automatici per avvertire i responsabili che tutto andava bene, o che tutto stava precipitando… A quanto sembrava, un problema di connettività, del quale non aveva saputo nulla, si era sistemato da solo.

Matteo, Giulia, Giovanni sono le punte di un triangolo di relazioni irrisolte, molto più difficili da gestire e risanare rispetto alle macchine che Matteo segue ininterrottamente a lavoro, perché fatte di ingranaggi diversi: non c’è la concreta efficienza dei sistemi operativi informatici, tra i due fratelli e il padre Giovanni c’è tutta l’inafferrabilità di un rapporto mai vissuto, di una paternità mai incarnata, assurta a mito per Giulia, a inaffidabilità per Matteo. Ma sarà proprio Giovanni a mettere in moto un meccanismo nuovo e imprevisto, scardinando le – deboli – sicurezze su cui le vite di Matteo e Giulia avevano fondato la propria esistenza fino a quel momento. Una telefonata all’alba, all’inizio di un giorno nuovo di una vita che non sarà più la stessa; la corsa attraverso il nord Italia e l’Europa dell’Est per raggiungere i confini di un mondo inesplorato ma, ancor più, di una vita mai vista fin nelle sue profondità, nelle sue viscere. È così per Giulia, sfacciata ed estremamente sensuale ma fragilissima; è così per Matteo, un uomo chiuso come una matrioska, fermo nel suo “contenere” una serie di possibilità e sfaccettature mai considerate perché neanche mai immaginate. Matteo un uomo non imploso, mai esploso, semplicemente – e tristemente – inesplorato nel suo rapporto con se stesso.

…le tortore erano tornate ad appoggiarsi sul bordo della terrazza e si fissavano come in una partita di scacchi. Era in corso un corteggiamento implacabile. La femmina muoveva su e giù la testa; il maschio continuava a spostarsi a destra e a sinistra, con gli occhi torvi. Anche quei due microcefali, come la gran parte degli esseri umani, parevano incapaci di separare l’odio dall’amore.

Amore e odio si muovono in Matteo come due sentimenti indissolubilmente legati: è l’odio a prevalere verso il padre, ma è proprio attraverso il terreno accidentato di questo sentimento che Matteo risalirà verso una nuova consapevolezza che gli permetterà di scegliere di amare il padre, “nonostante tutto”. E di guardare alla vita nelle sue propaggini, fino alla morte, tra spettri passati e dolori presenti, affrontando il tema del suicidio e dell’eutanasia senza mai lasciare spazio alla violenza.

Questo libro è uscito lo scorso 16 marzo, un mese esatto prima di Pasqua 2017, nel tempo liturgico che nella Chiesa è definito “Quaresima”, la lunga attesa che porta alla Pasqua. Ma, prima della Pasqua, prima della rinascita a vita nuova, c’è la passione: Matteo – il religioso e devoto Matteo, ma anche l’uomo laicamente istintivo – vive la sua passione in pochi giorni, in un triduo tutto umano che fa da controcanto alla passione di Cristo. In tre giorni, Matteo come Gesù passa nel crogiuolo della prova, rivive il più grande dolore che ha segnato la sua vita e, soltanto dopo tutto questo, può tornare a vivere. Ma sarà una vita totalmente diversa.

Dopo aver lasciato decantare questo libro ho ascoltato Matthäuspassion, La passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach. Un’esperienza sublime.  

Nota. In copertina si erge l’immagine della passiflora, il “fiore della passione”: non è il rigoglioso, colorato, palpitante fiore pieno di vita che siamo soliti vedere. È un fiore secco, chiuso un attimo prima di sbocciare, eternato nell’istante in cui tutto poteva ancora essere possibile ma non potrà più essere.

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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