Montagne russe. L’esordio letterario di Raimondo Pinna

Montagne russe. Raimondo Pinna. Transeuropa Edizioni

Cosa accade nella Versilia colonizzata da facoltosi russi? Cosa si nasconde dietro una pièce teatrale scritta da un architetto italiano, che vende la sua opera e la paternità della sua commedia a una misteriosa e pericolosa coppia russa? Nell’esordio letterario Montagne russe, edito da Transeuropa Edizioni, Raimondo Pinna costruisce un gioco di incastri narrativi degni di una matrioska, tra vita più o meno reale e costruzioni teatrali metanarrative. E, dietro gli espedienti tragicomici, c’è quella cultura tutta italiana dedita alla speculazione immobiliare tout court ma sempre pronta ad additare lo straniero in casa.

 

Essere in trappola

– Come mai a mezzogiorno stamattina? Hai fatto tardi ieri sera? Ti sei fidanzato? – Ludmilla pronuncia queste sorprendenti domande mentre, davanti a uno specchio che ha posizionato sul comò, si trucca gli occhi con mascara, rimmel, fondotinta, matite. Indossa un’accattivante vestaglia in raso color avorio che per vezzo lascia aperta, così da mostrare mutandine e reggiseno in pizzo. Il Rai poggia i fogli della sua commedia sul tavolino da tè, quindi sprofonda in una delle due poltrone. – No! Ho dovuto dormire per riprendermi dal pomeriggio da incubo trascorso con il tuo Aleksey. Il testo intero sta lì, ma ribadisco che non è concluso. – L’attrice non si volta neppure. – Eppure ero stato esplicito. Te lo avrei dato non appena avessi terminato le correzioni e le integrazioni necessarie. – Ludmilla verifica se ha aumentato intensità e magnetismo del suo sguardo, fissando il Rai nello specchio, mentre con cura sceglie gli strumenti necessari per imbellettarsi. – Anche io ero stata chiara con te. Lo volevo subito. Visto che non me l’hai consegnato tu, ho chiesto ad Aleksey di convincerti a portarmelo. È stato gentile: non trovi? – Il Rai è furioso sia per il contenuto sia per la strafottenza del tono: cerca le parole adatte per ferirla. – Tu e Aleksey vi trastullerete in tre anche con il giovane Sergjei? – – Ossignore. Sei geloso. – Sta mettendo la cipria sotto gli occhi, per attutire la contrapposizione con l’ombretto scuro che ha utilizzato. In quella parte del viso deve avere la pelle grassa. Ludmilla scoppia a ridere, ma non si volta, non interrompe il traffico sul suo volto. Si concentra sul rossetto da scegliere per le labbra, senza guardarlo. Nella stanza comincia a fare caldo: la primavera ha fatto il suo ingresso nelle camere del Golf Hotel. L’abbigliamento del Rai, in fustagno, è fuori luogo (pagg. 71-74).

 

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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