Absence. Il gioco dei quattro

Absence. Chiara Panzuti. Fazi Editore

Cogito ergo sum. Avatar, virtualità, realtà aumentata. Cosa hanno in comune queste espressioni? Lontane nel tempo e nello spazio, ossimoriche nella loro accezione semantica, rappresentano da una parte il presupposto e la conseguenza del pensiero dell’uomo su se stesso, la volontà di affermarsi sul mondo e, dall’altra, il tentativo di cercare una nuova collocazione del sé. La presenza e l’assenza, l’esserci e l’essere riconosciuto.

Con Absence, trilogia inserita nella collana LainYA di Fazi Editore, Chiara Panzuti affronta un tema estremamente delicato, difficile, attuale, quale è proprio la definizione del sé nella società odierna. Chi siamo? Chi e cosa ci definisce? Quanto conta la consapevolezza che si ha della propria vita e quanto, invece, è rilevante l’azione di conferma degli altri?

Primo della trilogia, Absence. Il gioco dei quattro cammina sul labile confine della visibilità, della riconoscibilità e dell’indifferenza, attraverso la storia di alcuni ragazzi – Faith, Jared, Christabel, Scott – che si ritrovano improvvisamente “cacciati fuori” dalla loro vita, resi invisibili agli occhi altrui, dimenticati dalla storia e dalla memoria delle persone care. Un “gioco” assurdo all’interno del quale scopriranno, un poco alla volta, di essere inseriti senza alcuna soluzione e via d’uscita. O, meglio, una soluzione c’è, ma è nascosta tra le righe di parole e gesti difficili da interpretare e scelte importanti da fare.

«Faith, in che mondo vivi? …La gente ha paura di quello che non capisce… la gente ha paura e ignora quello che non capisce. Pensi che ti vedranno? Pensi davvero che ti vedessero prima?».

L’invisibilità, la cancellazione di ogni traccia di vita, del benché minimo passaggio nella storia, sono solo la punta di un iceberg più profondo e radicato: nell’epoca dell’immediatezza comunicativa, della rottura di ogni muro di separazione, gli individui non sono più vicini ma, a volte, semplicemente più soli.

«…stamattina ero una persona e adesso non lo sono più. Non sono e basta, capisci? …Mi chiedi se ho paura, e si: ne ho. Ho paura di sbiadire e sbiadire, fino a sparire del tutto. Ho il terrore di stare fermo e venire schiacciato. Dimenticato da un gruppo di persone che già prima mi guardava a malapena. Ho passato tutta la vita a perdere un’identità dopo l’altra».

Nel tentativo di non cadere nell’oblio, di non dimenticare ciò che si era quando si era “visibili”, quando c’erano un telefono cellulare, un profilo social, una mail, Faith – che sembra portare nel suo nome il segno di un percorso – è presa dalla smania di “clickare” la vita, di scattare foto con lo sguardo, di cristallizzare alcuni istanti: «nella mia testa… cerco di non dimenticare le cose che vedo» perché «l’invisibilità costa una certa fatica, quasi fosse una colpa».

Nel corso delle 331 pagine del romanzo – inserito nella categoria Young Adult ma da consigliare senza dubbio anche a un pubblico decisamente più adulto e, forse, consapevole – la storia scorre veloce, adrenalinica, senza mai stancare. Chiara Panzuti non fa riferimenti a cliché o luoghi comuni ma osserva la sua contemporaneità con lucida accuratezza, fin nei meandri della quotidianità, dando alla luce una storia corale in cui ciascun personaggio trova spazio per raccontarsi, per permettere al lettore di adottare la vita in cui più riconoscersi.

«A volte occorre ritrovare se stessi, e per farlo servono più esperienze che specchi. Perché se è vero che l’invisibilità arriva da fuori, allora il suo contrario può esplodere da dentro. Può essere la ribellione di cui noi quattro avevamo un dannato bisogno».

Nota. La trilogia Absence fa parte della collana LainYA, ben nota dal 2003 – all’epoca Lain – per il caso editoriale 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire di Melissa P. e dal 2006 al 2010 per i bestseller della saga Twilight. La nuova denominazione LainYA, come indicato da Fazi, «oltre a riproporre i titoli più amati e a focalizzarsi sui successi stranieri, si propone di concentrarsi in modo particolare su storie e saghe italiane che abbiano un respiro internazionale, con l’obiettivo di dar loro risonanza anche all’estero». Non resta che aspettare gli altri due titoli, L’altro volto del cielo e La memoria che resta per averne conferma. E, magari, vederli sul grande schermo.

Alcolibri Anonimi ha intervistato Chiara Panzuti a Torino, al “Salone internazionale del libro”, a pochi giorni dall’uscita di Absence.

 

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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