Guerrieri di Dio: una storia di Hezbollah

Hezbollah, il Partito di Dio, nell’ultimo ventennio è diventato uno dei protagonisti della politica mediorientale, ricoprendo un ruolo che supera ampiamente i confini del Libano, paese in cui il movimento sciita è nato. A dispetto dell’importanza rivestita da Hezbollah nel Vicino Oriente, il movimento guidato oggi da Hassan Nasrallah è per molti un’entità indefinita, spesso troppo facilmente associata ad una delle tante sigle della galassia estremista islamica. Una definizione decisamente riduttiva, oltre che inesatta, per Hezbollah.

A fornire al lettore italiano gli elementi necessari a meglio inquadrare la realtà di questa formazione sciita diventata attore di primo piano sulla scena mediorientale – basti considerare il ruolo che il Partito di Dio sta giocando nel conflitto siriano – hanno provato Stefano Fabei e Fabio Polese, autori de I guerrieri di Dio – ed. Mursia, 21 euro –. Un testo che dopo aver offerto al lettore una rapida carrellata sulla storia libanese del XX secolo, indispensabile per comprendere il complesso mosaico politico-religioso del Paese dei Cedri, racconta origine e sviluppo del Partito di Dio. E lo fa anche grazie alle biografie di alcuni delle figure che hanno ispirato la nascita di Hezbollah, oltre che dei suoi leader. Di particolare interesse il tentativo di ricostruire non solo i principi ispiratori della formazione sciita e la sua evoluzione politica, ma anche la complessa articolazione del Partito di Dio, dalle sue opere educative e sociali, alla componente militare. Su quest’ultima, per comprensibili motivi, i dettagli sono scarsi, tuttavia sufficienti a dare un’idea abbastanza completa al lettore non interessato all’approfondimento degli aspetti militari di questa particolare dimensione di Hezbollah.

Il libro, cui va l’indubbio merito di essere stato uno dei primi – se non il primo in assoluto – a tentare di ricostruire a tutto tondo la realtà complessa del Partito di Dio, non è esente da qualche pecca. Benché impostato seguendo uno sviluppo cronologico, non mancano nel testo le ripetizioni. Frutto, probabilmente, di una stesura a quattro mani cui è mancato un po’ di labor limae. Gli autori, inoltre, non fanno nulla per nascondere la propria simpatia per Hezbollah ed i suoi leader. Arrivando, però, a raggiungere risultati decisamente eccessivi. Basti, a titolo di esempio riportare un passo del capitolo dedicato a Hassan Nasrallah: “La sua diversità – si legge a pagina 258 – consiste nella trasparenza, nel rifiuto del lusso, del compromesso e del clientelismo. Molto intelligente, sincero, incorruttibile, sobrio, coraggioso, tollerante, amante della giustizia, ma anche dotato di grande fede e pietà, di senso dello humor, risulta essere dedito al lavoro al punto di dormire poche ore al giorno (ah, quella luce dello studio di Palazzo Venezia accesa anche a tarda notte!, nda); pure modesto nel look, caratterizzato dagli stessi occhiali ormai da anni”. Ecco, uno stile che certamente non stonerebbe in una biografia (o agiografia) di Kim Jong-un pubblicata in quel di Pyongyang.

Franz Ferdinand scripsit

Un errore della Storia. Questo è Franz Ferdinand. Nato in riva al mare, ma amante delle solitudini alpine; aristocratico in un mondo disegnato su misura per le incolte plebi; accumulatore (e lettore!) di carta stampata fra miriadi di "lettori" di sms e pdf. Dall'innaturale connubio tra locus (terronico) ed animus (asburgico) nasce il monstrum Franz Ferdinand. "Attendere l'Apocalisse in compagnia di un libro e di una tazza di caffé"

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