È il concetto di biblioterapia e del libro come strumento di divulgazione e conoscenza il nucleo attorno al quale si dipana questo episodio. Quali sono le diverse direzioni di senso che può prendere un libro? Sicuramente possiamo affermare che i libri sono uno strumento per raggiungere un certo benessere psicologico, accompagnano la crescita personale di un individuo, sono un mezzo attraverso il quale fare divulgazione scientifica, sono portatori di piacere. Ospite di questo episodio Ilario D’Amato, giornalista e autore di “Dossier Hamer”, libro-inchiesta edito da Mondadori.
«Ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici»: in questo viaggio che abbiamo voluto intraprendere nella letteratura di divulgazione, ci siamo affidate a un moderno Virgilio per provare a declinare alcuni aspetti della letteratura che, come dice questa citazione tratta dalle Lezioni americane di Italo Calvino – nostra guida –, da sola è in grado di dirci le cose del mondo, raccontarcele, spiegarcele. Le parole di Calvino – che si riferiscono alla prima conferenza preparata dall’autore in vista di un ciclo di sei discorsi che avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard per l’anno accademico 1985-1986 – sostengono le ragioni della leggerezza in letteratura che, lungi dall’essere considerata un difetto, è invece un valore che ci spinge a guardare il mondo da molteplici prospettive, invitandoci alla conoscenza e alla verifica.
I libri ci aiutano a dare una forma alle cose del mondo, contribuendo a modificare l’immagine che abbiamo dello stesso, a volte alterandolo, a volte restituendocelo. Ma, anche, ci raggiungono in luoghi in cui a volte nessuno può avere accesso, come accade in situazioni di estrema difficoltà e fragilità, come per la malattia. Ecco, allora, che la biblioterapia diventa qualcosa di concreto e non un mero concetto teorico, dove i libri fungono da supporto psicologico, divertissement, spunto di elaborazione.
«Ma se la letteratura non basta ad assicurarmi che non sto solo inseguendo dei sogni, cerco nella scienza alimento per le mie visioni in cui ogni pesantezza viene dissolta»: ancora Calvino ci aiuta a introdurre il tema della divulgazione scientifica, ulteriore declinazione della letteratura, che interviene per promuovere la democratizzazione della scienza, per abbattere le barriere che si interpongono tra il mondo della ricerca e la società civile, affinché la scienza diventi comprensibile, accessibile, occasione di dibattito. Ne parliamo con il giornalista Ilario D’Amato, autore del libro inchiesta “Dossier Hamer”, edito da Mondadori.
E dinanzi alle distese immense di libri che non riusciremo mai a leggere interamente, come occorre comportarsi? Non resta che affidarsi alle parole di Luciano De Crescenzo e lasciarsi andare alla libridine.

Ilario D’Amato è giornalista professionista e digital communications officer per il servizio sanitario inglese.
In passato è stato digital manager per Royal Star & Garter, una fondazione benefica che si prende cura di veterani disabili o affetti da demenza, e multimedia editor per The Climate Group, un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che si occupa di cambiamento climatico.
Laureatosi in scienze della comunicazione all’università di Salerno nel 2011, ha conseguito con merito un master in giornalismo internazionale alla City, University of London nel 2013 ed un master in comunicazione per lo sviluppo all’università di Malmö nel 2017. Nel 2020 ha conseguito il Digital Diploma in Professional Marketing del Chartered Institute of Marketing, diventandone membro e chartered marketer.
Vive a Londra, dove ha ottenuto stage presso il Bureau of Investigative Journalism e il «Sunday Times».







