Abbiamo voglia di poesia, che sia in versi letti, declamati o cantati. In questo episodio le nostre parole si fanno mezzo e strumento per dare voce ai poeti, autori di una materia letteraria che appare inafferrabile eppure riesce ad arrivare dritta nel nostro sentire. Gianni Rodari, Neruda, Hikmet, Hesse, Bukowski, Oscar Wilde, Machado, Garcia Lorca, Pascoli, Rilke, ma anche Francesco De Gregori, Vinicio Capossela, Baustelle, Francesco Guccini, Fabrizio De André, Luigi Tenco, Niccolò Fabi, sono alcuni dei poeti citati: perché la poesia è parte del nostro immaginario più di quanto la nostra immaginazione riesca a cogliere.
La scelta di un libro viene ponderata considerando diversi attori: l’autrice o l’autore che lo ha scritto, la tematica, la moda del momento, la copertina, la necessità personale di leggere proprio quel libro, e tante altre motivazioni. Un libro, in sé, è fatto di tante componenti, ingredienti, e tutti insieme concorrono a renderlo un successo, come un piatto ben riuscito. Ma ci sono libri che di piatti e ricette e chef e cibo parlano in senso anche letterale, e non solo metaforico, dando vita a un filone letterario ampio, variegato, molto amato. Il cibo fa la sua comparsa nei libri sin dalla notte dei tempi, ma il modo in cui oggi autori e content creator vi si approcciano è diverso, perché parte da una consapevolezza nuova del ruolo del cibo nella società.
Il cibo è status simbolo ed elemento di classe, fonte di sussistenza e oggetto estetico: ogni volta che fa capolino tra le pagine di un libro permea gli ambienti con la sua presenza. Accade nel romanzo Il pranzo di Babette di Karen Blixen, dove addirittura scioglie le lingue di convitati di pietra; è evidente in romanzi come Chocolat di Joanne Harris, dove la popolazione ne è scandalizzata. Un’ulteriore sfumatura assume il cibo che viene raccontato da Mariachiara Montera, nel suo romanzo Sugo, un food memoir che si pone come “uno spaccato del rapporto tra il cibo e la nostra identità… un’ode al cibo della nostra vita, sostanzioso e concreto: quello che, se eravamo fortunati, ci preparavano da bambini… un libro – al tempo stesso personale e generosamente interessato alle tavole altrui – che invita a guardare oltre il piatto, per illuminare le dinamiche che ci hanno reso le persone che siamo. Con i nostri valori, certi appetiti, tanti desideri”.

Un altro punto di vista sul cibo è quello di Raffaella R. Ferré, autrice di Vita fuori menù. Jeanne Caròla Francesconi, in cui l’autrice – a sessant’anni dalla prima edizione de La Cucina Napoletana della Francesconi – ci accompagna alla scoperta di quella che è stata definita la decana della tradizione culinaria partenopea, che di questa passione ha fatto uno strumento di emancipazione.
Noi abbiamo apparecchiato una tavola con molte portate, speriamo che siano tutte saporite. Buon ascolto!








