Questo è un episodio il cui tema potrebbe far storcere qualche naso, essendo dedicato ai personaggi femminili della letteratura che si sono contraddistinti per una certa componente caratteriale… dalla gattamortaggine alla stronzaggine estrema. E anche se questo tema trova spazio nella settimana dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, di una cosa siamo certe: parlare di personaggi femminili, nella loro pienezza di caratteri a tutto tondo, non significa certo citare (solo) esempi di donne angelicate o personaggi rassicuranti. Oggi celebriamo le donne a modo nostro: vi parliamo delle cattive ragazze che hanno affascinato noi e tanti lettori.
Un anno fa le nostre parole si sono focalizzate sui personaggi maschili che si sono caratterizzati per una certa dose di stronzaggine e menefreghismo. Questa volta abbiamo deciso di puntare l’attenzione sui personaggi femminili che si sono imposti all’attenzione dei lettori per due concetti cardine: la gatta morta e la stronza. Sì, perché i caratteri – soprattutto quando si parla di personaggi femminili – non sono mai lineari e, anzi, sono suscettibili di diverse sfumature e interpretazioni. Perché “stronzo” e “stronza”, nel passaggio dal maschile al femminile, hanno significati totalmente diversi.
Che siano personaggi epici come Elena di Troia e la maga Circe, della letteratura contemporanea e cinematografica come Daisy per Gatsby, Melania e Rossella di Via col vento, Annie Wilke di Misery, Cersei Lannister e tante altre, siamo totalmente affascinate dalla varietà di azioni che questi personaggi sono in grado di mettere in campo, a partire da una connotazione emotiva ben delineata, che va dalla finta placidità e arrendevolezza delle gatte morte alla determinazione con manie manipolatorie delle stronze, fino ai personaggi che nelle estreme propaggini manifestano mania del controllo e un labile equilibrio psichico. Ma se i personaggi femminili sono molto discutibili, da contraltare spesso ci sono personaggi maschili deboli, asfissiati, dipendenti, incapaci di reagire o in grado di farlo solo in modo compulsivo alle restrizioni emotive inflitte dalla famiglia, come accade ad Alexander Portnoy nel romando di Philip Roth, la cui madre ricorda culturalmente le madri fastidiosamente esilaranti della serie tv La fantastica signora Maisel.
Avviso ai naviganti: questo episodio è ad alta dose di cazzimma e immediatezza, due ingredienti indispensabili per camminare su un terreno minato e parlare con franchezza di un tema potenzialmente divisivo.









