Hai mai comprato un libro sapendo perfettamente che finirà in cima a una pila alta un metro sul tuo comodino? Non sentirti in colpa! Questa sindrome ha un nome, Tsundoku, l’arte (perversa) di amare i libri che non leggeremo mai. In questo episodio abbiamo esplorato i feticci della letteratura: dall’odore inebriante della carta vecchia alla mania per le edizioni introvabili, fino al piacere proibito di sottolineare (o non toccare affatto) le pagine. E tu, di che feticcio sei vittima? Se sei un bibliomane incallito o un accumulatore seriale di sogni di carta, questo episodio è per te! Buon ascolto!
Se il titolo di un libro, di un racconto, di un film, di una canzone, cerca di tracciare il filo rosso di una narrazione attraverso i tratti distintivi della porzione di mondo che quella narrazione vuole presentarci, questo episodio pone da subito le basi per qualcosa di particolarmente noto a chi ha l’abitudine di ascoltarci: sì, ci siamo cascate di nuovo, parole impronunciabili ed errori di dizione eclatanti sono dietro l’angolo, pronti a farci lo sgambetto! Perché, in fondo, anche l’uso di parole straniere e dalla pronuncia improponibile è diventato un feticcio per Alcolibri Anonimi. E, di feticcio in feticcio, abbiamo tracciato una mappa per orientarci tra le nostre manie, passioni, abitudini, idiosincrasie.
Con il termine Tsundoku non intendiamo esclusivamente la tendenza ad accumulare libri, ad acquistarli con la consapevolezza che non li leggeremo nell’immediato, ponendo le basi di una struttura ingegneristica dall’equilibrio precario sui nostri comodini. Si tratta di una vera e propria passione e mania che, come delle calamite, ci spinge verso l’acquisto compulsivo di libri di cui sentiamo di non potere fare a meno. E i giapponesi ci scagionano da ogni senso di colpa: dare sfogo al desiderio di possesso di libri non è considerato malsano, al contrario è sintomo di una particolare curiosità intellettuale.
Ma i feticci possono essere i più diversi: c’è chi prova piacere nell’annusare i libri (spoiler: a Carmen parte la ciavatta!), c’è chi organizza la libreria secondo ordini molto soggettivi e inusuali, c’è chi adora acquistare libri di seconda mano per una sorta di immortalità del messaggio, che passa attraverso le nostre mani e ci sopravvive, ma anche l’esatto contrario. Qualsiasi sia l’idea guida, resta un’assoluta verità, proclamata da Jorge Luis Borges nel 1977: “Dei vari strumenti dell’uomo, il più incredibile è, senza dubbio, il libro… un’estensione della memoria e dell’immaginazione”.









